24 giugno 2019

Spettacoli

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07.06.2019

Tutta la bellezza
di Capossela a spasso
tra Wilde e la musica

Vinicio Capossela sarà stasera al Giardino Giusti e domani al Teatro Romano
Vinicio Capossela sarà stasera al Giardino Giusti e domani al Teatro Romano

Un doppio appuntamento esclusivo con Vinicio Capossela al Festival della Bellezza, nel segno di «poesia, filosofia e denunzia». Oggi alle 18.30 al Giardino Giusti, il cantautore delle «canzoni a manovella» racconta Oscar Wilde in dialogo con Rita Severi; domani alle 21.30 al Teatro Romano, con la sua band e il super ospite Mario Brunello, presenta il concerto-atto unico «La Belle Dame sans Merci e altre paralisi della bellezza».

 

LA BALLATA DI WILDE. Al Giardino Giusti, Vinicio, l’instancabile ricercatore di bellezza, dialoga con Severi, docente e studiosa di lingua e letteratura inglese. La base di partenza è la «Ballata del carcere di Reading», di cui il cantautore ha inciso una versione in musica nel suo nuovo album, «Ballate per uomini e bestie». Il «poem» di Wilde è definito da Vinicio come «uno dei più sentiti atti di denuncia dell’oscenità della pena di morte, della crudeltà insensata del sistema carcerario e del tradimento totale del messaggio cristiano nella società». E non a caso viene citata la frase dell’autore inglese: «Cristo non è morto per salvare la gente, ma per insegnare alla gente a salvarsi a vicenda». Da qui il «musico di Calitri», la cittadina dell’Alta Irpinia che ha dato i natali alla famiglia Capossela, è partito per approdare a una canzone, «Il povero Cristo», vertice della bellezza delle nuove «Ballate». Il videoclip è una vera opera d’arte e meriterebbe un Oscar o una Palma d’Oro: diretto da Daniele Ciprì, vede in scena Enrique Irazoqui, il Gesù del «Vangelo secondo Matteo» di Pasolini, Rossella Brescia (una nuova Maria incinta? La Maddalena?) e Marcello Fonte, che la Palma a Cannes l’ha vinta per «Dogman». Il video è girato a Riace, in Calabria, simbolo dell’accoglienza e dell’integrazione come reazione alle tendenze xenofobe e alla paura verso il diverso. E così il «ri-trovatore» Vinicio unisce sotto la luce cristiana la disperazione di Wilde, imprigionato perché gay, e il dramma dei migranti, in una canzone che non ha nulla da invidiare al migliore Bob Dylan.

 

L’ATTO UNICO. «La Belle Dame sans Merci e altre paralisi della bellezza», il concerto unico in scena domani al Romano prende il via dall’omonima ballata di John Keats, «un poema d’amore e morte in stile preraffaellita. Cavalieri, armi, la figlia d’una fata e il più terribile incantesimo della bellezza: restare paralizzati ad aspettare chi mai ritornerà». Da qui Vinicio sarà libero di spaziare nel suo canzoniere per arrivare fino alle Rime di Michelangelo, musicate con Mario Brunello, accompagnato da un ensemble che unisce strumenti folk, classici ed elettrici. Nelle sue “Ballate” emergono influenze francescane, miti e leggende metropolitane («le loup garou», il lupo mannaro, e la giraffa di Imola). «Ma non si può parlare di bellezza se non con la sua sorella povera, la bruttezza», spiega Vinicio. «Dove la bellezza paralizza, la bruttezza avanza. Le pestilenze, le deformità dell’animo di questa stagione neo-medievale, sono i soggetti di queste ballate».

Giulio Brusati
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