19 luglio 2019

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25.06.2019

Massimo Volume e Giardini di Mirò, concerto doppio al teatro Romano

I Massimo Volume
I Massimo Volume

«Due set separati e poi vari incastri, sempre mantenendo ben chiara la struttura dei due gruppi».

Emidio Clementi, voce, scrittore e leader dei Massimo Volume, spiega così il doppio concerto che vedrà la sua band sullo stesso palco dei Giardini di Mirò, stasera alle 21 al teatro Romano per Rumors.«Viste le nostre frequentazioni con la band reggiana», spiega "Mimì", come da sempre viene chiamato, «non trovo strana questa accoppiata. Trovo strano che non sia stata pensata prima. Negli scorsi giorni abbiamo provato qualcosa insieme: vedremo cosa esce».

In una rassegna intitolata alla voce come Rumors, sorprende la scelta di una band come i bolognesi Massimo Volume, con un Clementi che non canta. «Quando abbiamo iniziato, era assurdo che il cantante di un gruppo rock... non cantasse. Ma adesso, con l'avvento dell'hip hop, sono rimasti in pochi a cantare. E non è vero che io declamo: declamare comporta un altro tipo di attitudine e intenzione. Non canto, ecco; questo sì; faccio una cosa completamente mia. E anche per le mie due figlie è normale che io non canti. Il ritmo è nelle parole: negli ultimi due dischi ho lavorato sulle rime e credo sia l'influenza del rap». E il ricambio generazionale c'è stato? Le figlie di Mimì ascoltano l'indie-rock di Massimo Volume e Giardini di Mirò? «Le mie due sono ormai ragazze; la più grande ha 13 anni e l'altro giorno l'ho sentita dire alla madre: "La musica di papà mi piacerebbe molto, se non fosse che è la musica di papà...". Erano tutte e due al nostro recente concerto a Bologna e credo si siano divertite. D'altra parte, dal vivo colpiamo per il muro di suono che creiamo, al di là del significato dei testi. Il rock c'ha questo di bello: rispetto alle esibizioni dei dj, dei produttori o dei rapper, è più efficace dal punto di vista visivo». «Guardare dei musicisti che suonano e si muovono su di un palco fa sempre un certo effetto. E quando superi i limiti, produci qualcosa di nuovo: lo stile dei Massimo Volume, per esempio, è basato sul mio non saper cantare, che poi abbiamo sviluppato in un modo tutto nostro».

«Un incontro naturale, un connubio inevitabile, visti i nostri percorsi musicali». I Giardini di Mirò spiegano così la serata in programma oggi alle 21 al Teatro Romano per "Rumors" insieme ai Massimo Volume.«Ci piacerebbe dire che l'idea è stata nostra», sorridono i musicisti reggiani. «Invece è partita dalla nostra agenzia di concerti, la Dna, e dall'etichetta 42 Records che ha pubblicato il nostro album, "Different Times", e quello dei Massimo Volume, "Il nuotatore". Vorremmo fossero concerti esclusivi, per catturare ancora di più l'attenzione del pubblico».

C'è stato un periodo, una quindicina di anni fa, al tempo del disco "Dividing Opinions", in cui molti gruppi italiani underground suonavano «alla Giardini di Mirò». Poi cos'è successo? «Che i tempi sono cambiati, come capita a tutti, e ci siamo trovati a non essere più la indie band del momento; non avevamo più quei superpoteri lì. Ma non ci ha impedito di ricercare il nostro linguaggio. Nell'autobiografia di Keith Richards, il chitarrista dice che ogni volta che Mick Jagger andava al pub, tornava con una nuova idea sulla direzione musicale dei Rolling Stones. Che Richards non contemplava nemmeno, visto che è sempre rimato fedele ai suoi principi musicali». Giusto: svecchiare il suono tipico di una band è una illusione e si rischia di fare figuracce. E i Giardini? «Mai sentito niente di stimolante al pub, dal punto di vista musicale. Abbiamo sempre cercato la nostra voce, al di là dei ricambi generazionali e ci siamo costruiti la nostra "riserva indiana" con i fan che ci seguono e sostengono».

Durante i live dei Giardini, il pubblico ondeggia ma non balla né salta: «Perché la nostra musica - post rock cinematografico e psichedelico - spinge a viaggiare con la mente», spiega la band di Cavriago, Reggio Emilia.«Non abbiamo visual ma solo luci, in modo che il pensiero, mentre viaggia, non possa venire distratto dalle immagini». Nel nuovo album è ospite Adele Nigro, la polistrumentista veronese titolare del progetto Any Other. Ci sarà anche lei sul palco del Romano? «No, non è previsto. A noi certe "carrambate" non piacciono».

 

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Giulio Brusati
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