17 novembre 2019

Spettacoli

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11.04.2019

L’icona del
flamenco Maria
Pagés è Carmen

Una scena di «Yo, Carmen» con la María Pagés Compañia
Una scena di «Yo, Carmen» con la María Pagés Compañia

Indomabile, affascinante, libera. È Carmen, il personaggio creato da Prosper Mérimée e che diventa poi protagonista dell’omonima opera di Georges Bizet, a chiudere la stagione 2019 della danza al teatro Ristori, rivendicando il suo diritto alla libertà e alla vita. Sul palco, stasera, la prima regionale di Yo, Carmen della María Pagés Compañia, uno spettacolo di grande intensità e che vede di nuovo la partecipazione, sul palco, dei musicisti, confermando il connubio tra musica e danza fortemente voluto dal direttore artistico del teatro Alberto Martini. María Pagés, icona del flamenco mondiale, ha iniziato la sua carriera professionale con la Compañía del grande ballerino e coreografo Antonio Gades, partecipando alla realizzazione cinematografica di Carmen Story, El Amor Brujo e Flamenco con la regia di Carlos Saura. Nel 1990 María Pagés ha creato la sua personale compagnia, con la quale ha partecipato ai più grandi festival della danza calcando la scena dei teatri più prestigiosi del mondo. Ha all’attivo collaborazioni artistiche con José Saramago, Oscar Niemeyer, Mikhail Baryshnikov, Placido Domingo, Sidi Larbi Cherkaoui, Tamara Rojo, Angel Corella, vincendo numerosi premi e riconoscimenti: tra questi, la prestigiosa Medalla de Oro al Mérito en las Bellas Artes. Ma non solo: la bailaora spagnola e la sua compagnia sono impegnati in un’intensa attività di sensibilizzazione e solidarietà realizzando progetti di danza in ospedali infantili, centri di accoglienza per donne maltrattate e persone con disabilità. Con il lavoro Yo, Carmen la bailaora spagnola vuole dare voce a tutte le donne, togliendo nella sua personale reinterpretazione di Carmen quelle connotazioni negative erroneamente attribuite all’eroina di Merimée da una prospettiva del tutto maschile. Il personaggio leggendario e voluttuoso che tutti conosciamo attraverso il capolavoro di Bizet torna quindi a vivere e diventa il punto di partenza che permette di buttare da una parte gli stereotipi creati per sottomettere e mettere a tacere lo spirito delle donne vere, quelle capaci di vivere inseguendo sogni e passioni, conciliando il lavoro e i sentimenti, quelle insomma capaci di fare la storia, ma che spesso la storia ha, volutamente, ignorato. Una rilettura di grande fascino, che conferma il marchio di fabbrica della Pagés: per lei il flamenco è uno strumento di espressione di bellezza e passione, ma anche il mezzo attraverso cui leggere e affrontare il mondo contemporaneo rivendicando il diritto delle donne all’autonomia, alla libertà e all’amore. •

Silvia Allegri
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