24 febbraio 2020

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28.08.2018

Film Festival,
il Laos protagonista
in Lessinia

«The remnants» (Quello che resta) di Riccardo Russo e Paolo Barbieri
«The remnants» (Quello che resta) di Riccardo Russo e Paolo Barbieri

«The remnants» (Quello che resta) è il Laos, una terra bellissima e desolata a 44 anni dalla fine della guerra in Vietnam che l’ha coinvolta più che se fosse stata dichiaratamente in conflitto. Il lungometraggio firmato da Riccardo Russo e Paolo Barbieri, in collaborazione con Rai Cinema e la televisione della Svizzera italiana, ha colto le conseguenze della guerra che pare non finire mai. Nei bombardamenti tra il 1964 e il 1973 di oltre mezzo milione di raid aerei americani si sganciarono più di 2 milioni di tonnellate di bombe: per un paese che ha 6 milioni di abitanti vuol dire che ci sono stati più di 300 chili di bombe a testa, lattanti. Il 30 per cento degli ordigni è rimasto inesploso e oggi coperti da leggeri strati di terra conservano la loro micidiale carica mortale. Delle 50mila vittime del paese più bombardato nella storia, la metà lo è diventata a pace firmata, tanto per dire quanto per le aree rurali del paese, ma non solo (ci sono bombe anche nelle periferie delle città destinate ad ampliarsi) questo rappresenti un enorme problema. Gli Stati Uniti donano 3 milioni di dollari all’anno per finanziare le operazioni di disinnesco degli ordigni, niente in confronto ai due milioni di dollari al giorno (pari a 17 milioni al valore attuale) spesi per bombardare. E in 40 anni è stato sminato appena il 5 per cento del territorio: ogni 15 giorni c’è la notizia che un agricoltore, un pastore, dei bambini sono saltati in aria su una mina. Barberi e Russo, presenti al teatro Vittoria per la proiezione del loro film in concorso al Film Festival della Lessinia, hanno raccontato in quattro anni di lavoro questa realtà, andando sul posto, filmando l’opera di disinnesco di un gruppo di donne laotiane di un’associazione dedita a questo, ascoltando la vita di chi è sopravvissuto e le speranza di chi guarda al domani con tremore: i piccoli proprietari non sono in grado di bonificare con zappa e rastrello, mentre le grandi multinazionali entrano a dissodare ampi appezzamenti con macchine gigantesche e hanno vita facile a ottenere quello che cercano a buon mercato. I residuati bellici che vengono recuperati sono trasformati in mangiatoie per gli animali, vasche, vasi da fiori, staccionate, gradini, pali per le tradizionali palafitte e i serbatoi di carburante dei bombardieri diventano barche, i proiettili d’artiglieria sono le incudini e la fusione dei metalli ricrea utensili di vita quotidiana, cucchiai e mestoli. Un ottimo lavoro e un bel documentario che deve molto anche all’abilità della fotografia e alla capacità di sintesi.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Vittorio Zambaldo
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