10 agosto 2020

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21.02.2020

Edda, «Semper biot» tra ironia e disincanto

Edda sarà oggi al teatro Aperto di Asparetto
Edda sarà oggi al teatro Aperto di Asparetto

Se è vero che il Festival di Sanremo ha ormai sdoganato l'indie-rock e pure il rap e la trap, con i suoi testi violenti, sarà difficile anzi impossibile riuscire a vedere Edda un giorno sul palco dell'Ariston. Ancora più prezioso diventa così l'appuntamento di oggi alle 22 al Teatro Aperto di Asparetto di Cerea. Per anni voce del gruppo Ritmo Tribale, nella Milano rock anni '80 che rigurgitava anche gli Afterhours di Manuel Agnelli, Edda (che di vero nome fa Stefano Rampoldi, ma nessuno lo chiama così) è uscito dalla scena - problemi di tossicodipendenza, un viaggio in India, cambio di vita - per tornare in maniera sorprendente dopo 12 anni di silenzio, nel 2008-2009, con un disco solista, "Semper biot", dominato da ironia, rabbia e disincanto. Con lui, musicisti e produttori come Alessandro Stefana e Mauro Pagani. A quel tempo Edda lavorava nei cantieri, come montatore di ponteggi. Ora, cinque album dopo ("Odio i vivi", "Stavolta come mi ammazzerai?", "Graziosa Utopia" e il più recente "Fru fru", è tornato a tutti gli effetti a fare il musicista (non chiamatelo cantautore). La critica lo adora, da sempre - e con la voce meravigliosa che ha, lo adora chiunque. Finalista della Targa Tenco 2012 nella categoria album dell'anno, ha vinto il PIMI, il premio promosso dal Meeting delle Etichette Indipendenti come miglior solista. Lui, ovvio, ha deciso di sorprendere tutti: "Fru fru", a partire dal titolo, è il suo disco più pop, con musiche dance funk e strofe fulminanti come « Sono fro*** a Natale, sono quello che ti pare. Mi hai trovato il fidanzato? Dove ho fatto il militare, dove ho fatto non so fare. Non c'è molta distinzione tra un cantante ed un cogl***». Perso nel suo flusso verbale che trascina la mente altrove, Edda è capace di parole sincere e dadaiste come «Ho sempre rifiutato l'intimità, mi disgusta solo il pensieroAllora allora allora... Cos'è che ne facciamo dell'umanità? Porompompero... Ne facciamo a meno!». E per non farsi mancare nulla, titola "Italia gay" uno dei brani di "Fru fru", rubando una strofa a un classico della canzone italiana sanremese: «Un'ora sola ti vorrei, vorrei l'Italia fosse tutta gay. Tu porta i tuoi che ti presento i miei». No, anche stavolta all'Ariston non lo inviteranno.

G.BR.
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