24 giugno 2019

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12.06.2019

A San Fermo psicoterapia sulle opere di Caravaggio

Alcune opere del Caravaggio
Alcune opere del Caravaggio

“Narcisismo patologico”. Dalle sue tele, con teste raffiguranti in modo spesso insistente il proprio autoritratto, sembrerebbe una diagnosi più che azzeccata. Ma non potendo verificarlo di persona, che Michelangelo Merisi da Caravaggio abbia sofferto di tale disturbo resterà per sempre una ipotesi.

Una ipotesi tuttavia validamente accreditata da una lettura psicoterapica di tutte le opere del pittore, mai tentata prima, se non dallo psichiatra e psicoterapeuta veronese Francesco Bricolo, che il 12 giugno, alle 20.30, nella basilica di San Fermo, ci restituirà l’esito della sua lunga ricerca. Un viaggio nel passato, il suo, dai numeri impressionanti, tra 62 dipinti, 25 città, 2 continenti. «Il San Girolamo scrivente eseguito nel 1605 è ad esempio una tela "ad personam" che Caravaggio esegue per ringraziare il cardinale Scipione Borghese. Cosi il Ritratto di Wignacourt (collocato a Parigi) da celebrazione della grandezza del Gran Maestro diventa simbolo di un fallimento. È grazie al suo narcisismo patologico», dice Bricolo, «che Caravaggio riesce ad essere attrattivo, nonostante il suo curriculum ‘criminale’. Quanti, oggi, appenderebbero in una chiesa consacrata la tela dipinta da un neo assassino latitante, impenitente e condannato a morte? Attualmente sarebbe impensabile, ma allora succedeva davvero». Cosa successe dunque al Caravaggio? Possiamo parlare di anima perduta? Di uno schiavo della propria malattia, che, come lascia intendere Gleen Cooper meriterebbe l’inferno? «O è ancora ravvisabile, in questo uomo, un raggio di speranza?», si chiede Bricolo.

Francesca Saglimbeni
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