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Editoriale

29.04.2019

Voto in Spagna
l'Europa a lezione

L'Europa va a lezione a Madrid per scoprire che cosa potrebbe riservarle il voto del 26 maggio. E da L'Europa va a lezione a Madrid per scoprire che cosa potrebbe riservarle il voto del 26 maggio. E dalla Spagna, ultimo Paese alle urne prima delle prossime elezioni europee, arriva un verdetto a due facce: vincono i socialisti, ma non c'è maggioranza. Non è la sola sorpresa per una nazione alla terza consultazione in meno di quattro anni, a conferma che neanche il bipolarismo dell'alternanza destra/sinistra è stabile. Nonostante un'affluenza da primato, specie a Barcellona e dintorni. Perché in ballo, più che l'economia, l'ambiente o l'immigrazione, c'era la questione catalana, cioè l'unità della Spagna. A scrutinio quasi ultimato (94% delle sezioni), l'esito testimonia che i cittadini si sono divisi a metà fra i due grandi e contrapposti schieramenti della campagna elettorale. Da una parte le forze politiche progressiste pronte al dialogo con i secessionisti di Barcellona, a cominciare dal Partito socialista di Pedro Sánchez, giovane premier uscente che si attesta al primo posto con il 28,77% dei consensi. Per il potenziale alleato di Podemos, la formazione guidata da Pablo Iglesias, si è espresso il 14,31% degli spagnoli. A loro potrebbero associarsi gli eletti dei movimenti indipendentisti catalani. Anche se i socialisti prospettano nuove forme di speciale autonomia per Barcellona, ma non il distacco della Catalogna. Dalla parte opposta si conferma il consenso quasi equivalente del fronte conservatore e unionista, ossia dei partiti contrari a qualsiasi trattativa con i separatisti e difensori dei principi indivisibili della Costituzione ratificati a grandissima maggioranza, anche in Catalogna, con referendum popolare nel 1978. Si va dal Partito popolare di Pablo Casado, che crolla al 16,7% dei voti, dimezzando i suoi voti, ai Ciudadanos di Albert Rivera col 15,8. È la formazione liberal-nazionale e moderata disposta a coalizzarsi, come i Popolari, con i nuovi arrivati di Vox, la destra radicale, euroscettica e post-franchista interpretata da Santiago Abascal: il 10,25 al suo esordio in Parlamento. La Spagna, dunque, continua a essere divisa in due anche sul modo di affrontare - col dialogo politico oppure col rigore processuale e costituzionale - la crisi catalana. All'ombra di un forte e irrisolto rischio di ingovernabilità, che è forse il messaggio più emblematico per un'Europa non meno divisa fra populisti e sovranisti da una parte e partiti dalla consolidata tradizione europeista dall'altra. www.federicoguiglia.com

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