18 agosto 2019

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Editoriale

25.06.2019

Un esame
per il Paese

Ieri ci sono state assegnate le Olimpiadi invernali del 2026. Abbiamo proposto Milano-Cortina e abbiamo vinto sulla Svezia, che proponeva Stoccolma-Aare. Milano e Cortina vogliono dire Lombardia e Veneto, soprattutto Veneto, perché è il Veneto che fornisce le montagne, ma è pronto?Mancano pochi anni, ma da qui ad allora il Veneto deve darsi quello che ancora non ha e di cui ha bisogno: ha bisogno della Tav, che dovrebbe partire di corsa e ricevere una accelerata, ha bisogno di attrezzare al loro ruolo le città più esposte, come Verona, che ospiterà la chiusura dei Giochi, una ribalta mondiale, preziosa ma costosa. Il Veneto ha vinto, ma adesso si deve meritare la vittoria. L'assegnazione delle Olimpiadi porta notorietà, clienti, turismo, soldi, sia direttamente sia nell'indotto. I soldi vegono calcolati complessivamente in tre miliardi di euro. Una bella torta. Il Paese che ha vinto oggi è più ricco di ieri. Quel Paese siamo noi. Cortina è una sede meravigliosa, gli spettatori che vengono a vederla si pentiranno di non averla vista prima, ma è lontana dall'altra sede, che è Milano. Milano è una città-mondo, la Svezia non ha l'uguale. Girando per Stoccolma ho detto a un amico: «Senti che silenzio civile», ma l'amico mi ha risposto: «Io sento l'urlo di Munch». È vero, il silenzio represso dei paesi nordici è un urlo muto. Atleti e spettatori, durante e dopo le gare, ameranno l'esultanza o l'urlo muto? La Svezia è il paese dove gli sport invernali sono nati. S'è candidata otto volte e non ha mai vinto. Nessuno scandalo se vinceva. Ma Cortina è una città in simbiosi con le montagne innevate più belle del mondo. Han scelto Cortina. Se ci mettiamo subito al lavoro, non se ne pentiranno mai. E soprattutto per l'Italia è la prova d'appello per far vedere che non siamo il solito Paese della spesa allegra. Ben venga il lavoro di squadra, ma niente sprechi e ruberie.

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