16 ottobre 2019

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Editoriale

09.10.2019

Un buon inizio
ma strada in salita

Tagliare il numero di deputati e senatori era giusto e sacrosanto. Eravamo il Paese ad avere uno dei Parlamenti più affollati del mondo. Ed in un momento in cui tutti devono tirare la cinghia, è bene che un segnale arrivi anche dagli onorevoli. Preso atto dei numeri bulgari con cui è passata la sforbiciata (553 sì e solo 14 contrari) ci si chiede come in un'Aula dove tutto viene tirato per le lunghe soltanto questa legge, che di fatto si traduce in un mezzo harakiri per chi ha votato, abbia messo il turbo e sia arrivata alla meta. Si dirà che era una solenne promessa fatta in campagna elettorale che è stata mantenuta. E la grancassa della retorica dipingerà i votanti come eroi della spending review. Tutto vero, per carità. Ed è un bel segnale. Ma poi ci sono le malelingue che sussurrano ulteriori chiavi di lettura che il Palazzo liquida come cattivi pensieri. D'altra parte però, come asseriva il Divo Giulio, a pensar male si fa peccato ma spesso ci si indovina. La prima, poco gradita, prospettiva è che la votazione sia una «assicurazione sulla vita» per questo governo. Sarà difficile per i parlamentari, sapendo che il 50% di loro dovrà dire addio a scranno e stipendio sicuro, schiacciare il bottone della crisi e dunque delle elezioni anticipate.La seconda questione riguarda poi il cammino per dare sostanza al colpo di scure. Serve infatti una nuova legge sui collegi. E non è un nodo di poco conto. Poi c'è il grande tema della riforma della legge elettorale. La previsione è che lo si faccia entro dicembre, ma sappiamo come vanno queste cose. Tra Mattarellum, porcellum, proporzionale alla francese, alla tedesca alla turca; maggioritario secco, col premio o col resto, la storia passata ci ha insegnato che prima di raggiungere un accordo occorrono tempi biblici. E infine c'è l'incognita referendum, che non si può escludere a priori. C'è però un'ultimissima questione che a nostro avviso è la più importante: che i parlamentari siano cento, duecento, trecento o mille quello che conta davvero non è il numero ma quello che fanno in Aula. Vogliamo dire che se si continuerà con l'andazzo della settimana ultracorta, ovvero (come qualcuno ha giustamente scritto) l'arrivo in sordina degli onorevoli il martedì pomeriggio per poi assistere alla fuga fantozziana del giovedì sera, poco cambierà nelle sorti del nostro Paese. Come pure poco importerà della pletora in Aula se poi le decisioni verranno prese nelle segrete stanze e vidimate dalla piattaforma Rousseau.

di MAURIZIO CATTANEO
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