20 settembre 2019

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Editoriale

03.12.2018

Sulla manovra
è l'ora del dialogo

Il rischio di recessione dipende da una contrazione della domanda globale che ha colpito l'export e da una crisi di fiducia sull'Italia che ha ridotto gli investimenti esterni ed interni quando il governo ha esplicitato una linea di tagli allo sviluppo ed assistenzialista, finanziata con un aumento del deficit e con una violazione aggressiva delle regole europee. Ora il governo sta cercando di evitare la procedura di infrazione da parte dell'Ue che peggiorerebbe la situazione compromettendo il sistema del credito a imprese e famiglie, causa certa di ostacolo alla crescita e alla ripresa. Forse è meglio dire che il Quirinale ha preso in mano, dietro le quinte, la materia, cercando un compromesso tra requisiti di ordine economico favorevole all'Europa e il progetto politico euro-scettico della maggioranza. Tecnicamente, si tratta di ridurre dai 7 ai 10 miliardi il finanziamento in deficit del progetto di bilancio per portare il deficit proiettivo stesso sotto il 2%, dal 2,4% annunciato, e di allocare le risorse più sul lato degli investimenti e degli stimoli fiscali e meno sulla spesa assistenziale per rendere credibile almeno un minimo potenziale di crescita che non faccia peggiorare il rapporto debito/Pil nel 2019 e quindi permetta di evitare la procedura di infrazione Ue. Non sarà facile perché ciò implica un'inversione imbarazzante dei leader della maggioranza dai loro linguaggi che disprezzano i «numerini» e antagonizzano l'Ue. Ma il Quirinale sembra aiutarli, guidando Conte e Tria nel negoziato con la Commissione, ad arrendersi senza perdere la faccia. Bene che vada, comunque, la politica economica risultante comporterà stagnazione. Pertanto l'inversione della tendenza recessiva nel 2019 dipende dalla ripresa della domanda globale, cioè dell'export. La tregua nella guerra dei dazi concordata tra America e Cina sabato fa tornare un certo ottimismo che, se produttiva di un accordo pur nel confronto geopolitico duraturo tra le due potenze, stimolerà nuovamente gli investimenti. Altrettanto importante per l'industria italiana è l'accordo tra America e Germania, di cui è fornitrice, per evitare dazi sull'export europeo. Trump vuole un trattato di libero scambio simmetrico e bilaterale con l'Ue che, però, mette in grave difficoltà il modello protezionista europeo. Questo è un motivo in più di riconvergenza rapida dell'Italia con l'Ue allo scopo di contribuire ad un compromesso con l'America, interesse vitale per Roma e Berlino, ma che Parigi non vuole. www.carlopelanda.com

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