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Editoriale

12.08.2019

Strappo di Salvini
Ma Conte lo sfida

Il dado è tratto. Dopo 17 mesi finisce la traversata del governo giallo-verde. Al premier, Giuseppe Conte, non resta che l'ultimo passo: tornare alle Camere per prendere atto di non avere più una maggioranza. Ma prima, in tarda serata, convoca una conferenza stampa a sorpresa per sparare a zero contro Salvini: «Dovrà spiegare al Paese perché ha deciso la brusca interruzione del governo del cambiamento». E, ancora: «Non sono più disposto ad accettare le critiche di chi dice che noi siamo il governo del no. Abbiamo lavorato molto e parlato poco». Infine, l'ultima stoccata: «Non toccherà al ministero dell'Interno decidere i tempi e i modi della crisi». Conte, insomma, non ha alcuna intenzione di gettare la spugna. Ieri, il premier, è salito al Quirinale per informare Mattarella. Poi, subito dopo, il faccia a faccia con Salvini, concluso con una nota al vetriolo del leader della Lega, che ha stroncato sul nascere ogni ipotesi di «rimpastone» di governo: «Inutile andare avanti fra no e litigi. Restituiamo velocemente la parola agli elettori». Fra i 5Stelle, il partito che più di ogni altro non vuole correre alle urne, fino all'ultimo si era cercato di ricucire la maggioranza. Poi, però, la situazione è precipitata. E a Di Maio non è rimasto altro da fare che lanciare l'ultima trincea: «Prima di andare al voto tagliamo i parlamentari».Le prossime 48 ore saranno decisive. La macchina del voto anticipato si è messa in moto. Il presidente della Camera, Fico, ha incontrato Mattarella per «parlamentarizzare» la crisi. Con il numero uno del Senato ci sono stati contatti telefonici. I capigruppo dei partiti stanno richiamando i parlamentari dalle ferie. In realtà, il percorso che porta alle elezioni è tutt'altro che semplice. Il nuovo terremoto politico, infatti, arriva nel momento più delicato delle scelte economiche del Paese. A cominciare da quella più importante, la legge Finanziaria, che dovrà essere inviata a Bruxelles entro il 15 ottobre e approvata dall'esecutivo alla fine del mese. Se si andasse a votare nella prima finestra utile, quella del 13 ottobre, è davvero difficile che la legge-chiave della politica economica del Paese, possa essere firmata dal nuovo esecutivo. D'altro canto, senza legge di bilancio scatterebbe non solo l'esercizio provvisorio ma soprattutto il maxi aumento dell'Iva previsto dalle clausole di salvaguardia sottoscritte con Bruxelles. Ancora una volta, insomma, è alta la probabilità che sia l'economia a dettare i tempi della crisi politica. E toccherà al Presidente della Repubblica scegliere la strada più opportuna, nell'interesse del Paese.

di ANTONIO TROISE
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