10 dicembre 2019

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Editoriale

19.11.2019

Se pure i 5 Stelle
cadono sulla casa

La ex-ministra della Difesa, Elisabetta Trenta, dei 5 Stelle, finché era in carica abitava in un appartamento molto spazioso nel cuore di Roma: 180 metri quadri, varie stanze, due salotti, due bagni. Era un appartamento «di servizio», concesso a un'alta carica dello Stato perché possa svolgere bene il suo lavoro: dorma bene, e ci faccia fare bella figura quando riceve gente. Era una sistemazione sontuosa nell'interesse di tutti, anche nostro. Da alcuni mesi la ministra non è più ministra, e ha lasciato quella casa, che quindi ha potuto essere riassegnata ad altri, e infatti è stata assegnata ad altri, ma a chi? Al marito della signora, il quale è un alto ufficiale dell'esercito, un maggiore. La ministra, in quanto tale, aveva diritto a un'abitazione, e infatti finché era nel governo nessuno ha avuto niente da ridire. Suo marito, alto ufficiale, come tale ha diritto a un'abitazione, e infatti se si fosse messo in lista e avesse avuto un'assegnazione, nessuno solleverebbe il caso. Il caso è sollevato dai giornali perché l'appartamento è passato direttamente dall'uso della ministra all'uso del maggiore, quindi è rimasto sempre in uso alla stessa coppia, come una proprietà privata. I mobili della signora sono rimasti lì. È un furto? Certo che no. È un falso nell'assegnazione di un'asta, o nell'evitare che l'asta venga bandita ed esercitata? Nemmeno. Ma è un'operazione inopportuna, che non fa onore né a un politico, né a un ufficiale, né a un movimento o partito politico. Adesso siamo al braccio di ferro, la ex ministra dice che restare è un suo diritto, il movimento o partito in cui milita la invita a sloggiare immediatamente, e la Procura della Repubblica apre un'indagine. Brutta situazione. Bisognava evitarla, e non ci voleva molto. Bastava, molto semplicemente, che la ex ministra e l'alto ufficiale collocassero l'opinione pubblica al di sopra del proprio convincimento, l'interesse del partito e dell'esercito al di sopra dell'interesse della famiglia, e applicassero quel principio politico il quale ricorda alla moglie di Cesare che non solo dev'essere onesta, ma anche sembrare onesta. La casa è un bene sensibile, molte famiglie hanno un problema di casa, come comprarla, come affittarla, per i genitori, per i figli, è un problema tormentoso, non giova alla fiducia del popolo nei governanti vedere che i governanti ricevono case di servizio nel centro più bello del mondo, il centro di Roma, e se le passano da moglie a marito. Se la ministra e il maggiore amano il lavoro che fanno, mollino quella casa.

di FERDINANDO CAMON
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