18 settembre 2019

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Editoriale

16.05.2019

Se la corsa al voto
accende lo spread

La Flat Tax, le pensioni di giovinezza, i bonus per le famiglie. Senza dimenticare, per carità, il reddito di cittadinanza, Quota 100, il salario minimo, gli investimenti del decreto crescita e dello sblocca-cantieri. Tutto, ovviamente, senza un euro di tasse in più per i contribuenti ed evitando l'aumento dell'Iva. La lista delle promesse è lunga. Un libro dei sogni. Non c'è da scandalizzarsi: siamo nel pieno della campagna elettorale, con i leader della maggioranza sempre più separati in casa e impegnati in un quotidiano duello all'ultimo voto. Tutto bene se, non ci fosse, sull'orizzonte, un terzo incomodo, l'economia. L'Italia, negli ultimi mesi, è rientrata nel poco invidiato club dei Paesi a rischio di infrazione mentre il Pil, nel secondo trimestre, ha rialzato la testa ma non tanto da portarci lontani dal sentiero della recessione. Numeri e scenari che dovrebbero ispirare prudenza sui temi più sensibili. L'esatto contrario di quello che continua ad andare in onda sul fronte della politica: un'escalation di provocazioni e di polemiche che ha mandato in tilt il governo, portandolo ad un passo da una vera e propria crisi. La resa dei conti è rimandata a dopo le europee, una volta che sarà stata scrutinata l'ultima scheda. Ma c'è poco da stare tranquilli: i tempi della politica e quelli dell'economia sono molto diversi. I mercati non sono così pazienti, non prevedono periodi di tregua. Del resto il tempo è denaro. Senza contare che, sulle piazze finanziarie, non c'è nulla che costa più dell'incertezza. Non a caso, negli ultimi giorni, è tornato a farsi rivedere uno spettro di nostra conoscenza, lo spread, ovvero il differenziale dei titoli pubblici italiani e quelli tedeschi. Ieri, è lievitato fino a quota 290, spingendo il ministro dell'Economia, Giovanni Tria, a diffondere una nota «rassicuratrice» sui mercati. Una mossa che ha attenuato le tensioni, riportando lo spread sui 280 punti.Ma il pericolo è tutt'altro che scongiurato. L'impressione, infatti, è che le fibrillazioni politiche degli ultimi giorni continueranno anche dopo le europee. Nessuno ha la sfera di vetro per sapere come finirà. Sappiamo, invece, molto bene ciò che servirebbe al Paese per evitare nuove turbolenze: governo stabile, programma compatibile con la tenuta del bilancio pubblico, misure concrete per ridurre il debito e rimettere in moto l'economia. Sono queste le parole che i mercati vorrebbero ascoltare per evitarci il brusco (e costosissimo) risveglio dello spread.

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