18 agosto 2019

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Editoriale

03.05.2019

Se l'Italia abolisce
la nota sul registro

Torna l'educazione civica - e questo è un bene - e spariscono le voci, contenute nel Regio decreto del 1927, che regolavano le punizioni che si possono infliggere ai bambini delle elementari. La scuola diventa più affettuosa, meno autoritaria. Non che prima, nella pratica, fosse un carcere: la scuola elementare è l'area più materna di tutto il nostro insegnamento, se c'è un settore nel quale la scuola è la prosecuzione della famiglia, è, come dev'essere, quello elementare. Ma erano gli articoli di legge a conservare un'impronta impositiva, che riduceva gli alunni all'obbedienza e alla sottomissione, non in linea con l'odierna pedagogia. Leggiamo insieme i punti centrali di quegli articoli: «Verso gli alunni che manchino ai loro doveri»: questi non sono studiosi (come all'università), e nemmeno studenti (come alle superiori), sono alunni; non sono ragazzi, sono bambini, si può parlare di «doveri» e di «mancanze» per i bambini? Non è un linguaggio prematuro, che spaventa? E si può costruire l'insegnamento sulla paura? «Si possono usare, secondo la gravità delle mancanze, i seguenti mezzi disciplinari»: è un linguaggio da caserma, e in caserma s'inquadrano i reparti, non s'istruiscono generazioni di piccoli uomini. «Ammonizione, censura notata sul registro con comunicazione scritta ai genitori, che la debbono restituire vistata»: si costruisce un'alleanza punitiva tra scuola e famiglia, che si mettono d'accordo per sanzionare il figlio-alunno. Il quale è portato a sentire la scuola e la famiglia come due entità nemiche, pronte a fargli del male. Deve imparare a difendersi. Deve salvarsi facendo il ribelle. «Sospensione dalla scuola»: ma se il bambino va a scuola per imparare e crescere, cosa fai con la sospensione, interrompi il suo apprendimento e la sua crescita? Gli fai perdere «da uno a dieci giorni di lezione», e questo lo consideri un suo bene? Era una china per la quale si cadeva nel baratro finale: «Espulsione dalla scuola». L'alunno-bambino espulso dalla scuola era considerato un piccolo membro della società dannoso, che con l'espulsione smetteva di fare danno. Era invece un bambino con dei problemi, e la scuola, invece di tenerselo stretto e aiutarlo a liberarsi dei problemi, lo cacciava ad arrangiarsi, cioè a peggiorare fino a diventare un nemico della scuola e poi della società. Con questa disciplina coercitiva e punitiva la scuola faceva del male alla società. Tutto questo non veniva più applicato, ma gli articoli c'erano. Adesso spariscono. Meglio tardi che mai.

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