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Editoriale

23.05.2019

Salvini e Conte,
lite sui migranti

Porti sempre chiusi e scontro sempre aperto. Matteo Salvini non fa in tempo a ribadire il suo irremovibile «no» allo sbarco di migranti irregolari nel nostro Paese («e non c'è presidente del Consiglio che tenga», ammonisce il ministro dell'Interno), che Luigi Di Maio gli risponda: «L'Italia non sente la mancanza di uomini soli al comando». I due vicepresidenti del Consiglio e leader uno della Lega, l'altro dei Cinquestelle non perdono occasione, cioè fatti di cronaca, per attaccarsi. Intanto dalla nave Sea Watch, l'ultimo pretesto del contendere, la diffida ad entrare in acque italiane è attenuata dall'autorizzazione di portare a Lampedusa, con motovedetta della Guardia costiera, famiglie, bambini e un ferito: 18 delle 65 persone a bordo. È la conferma dell'impossibilità di un approccio da irriducibili su un fenomeno dai mille risvolti. Ma anche che la politica non può fare a meno, in vista del voto europeo, di spiegare come affrontare la grande questione dell'immigrazione. L'altra priorità a cui nessun leader può sottrarsi, è l'economia. Nel senso dei conti pubblici e degli impegni presi da Roma con Bruxelles per rispettare vincoli e comportamenti, come torna a ricordare il commissario Pierre Moscovici. Per il quale, tenere il debito sotto controllo, «è interesse dell'Italia», dice, alludendo alle recenti battute di Salvini sull'eventuale possibilità di aumentare il rapporto debito/Pil se questo potesse servire a far crescere il lavoro in Italia. Immigrazione e conti: come controllarli con senso dello Stato, anziché agitarli in piazza per ragioni elettorali: è questa la principale scommessa per i duellanti nella maggioranza. Ed è anche quello che i cittadini europei percepiscono con preoccupazione, perché l'economia stabile e una visione attenta oppure indifferente sul mondo che emigra per salvarsi o vivere meglio, faranno la vera differenza nel destino del «vecchio» continente.

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