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Editoriale

19.12.2019

Referendum
sulle poltrone

Contrordine, il fiore all'occhiello della legislatura, ma soprattutto dei Cinquestelle che l'avevano coltivato con dedizione, è già appassito. Non c'è più il taglio dei parlamentari approvato poco più di un mese fa con una maggioranza addirittura plebiscitaria nell'ultimo voto della Camera (553 sì, 12 no e 2 astenuti). O forse il taglio ci sarà ancora, chi lo sa: adesso la storica novità dipende dall'esito del referendum al quale saranno chiamati gli italiani. Perché 64 senatori di sei gruppi politici diversi- anche se in buona prevalenza di Forza Italia, che pure aveva votato, con tutti gli altri, per la riduzione dagli attuali 945 a 600 parlamentari- hanno firmato per indire la consultazione popolare confermativa prevista dalla Costituzione come una facoltà che può essere esercitata da un quinto dei membri di un ramo del Parlamento. In pratica, i novelli e trasversali sottoscrittori sospendono l'entrata in vigore della legge costituzionale, in attesa del responso del popolo sovrano da loro mobilitato.Dunque, previo esame della Cassazione, il referendum si prospetta fra la primavera e l'estate. E qui viene il bello. Perché se il governo non proprio in perfetta salute dovesse, per caso, cadere e le Camere fossero sciolte, i cittadini tornerebbero ancora ad eleggere i quasi mille parlamentari di sempre, anziché i soli 600 stabiliti dalla riforma rimasta in sospeso in attesa del referendum. Non è difficile immaginare i calcoli che già in queste ore faranno molti dei destinati a non essere rieletti a causa della drastica riduzione del 36 per cento della composizione parlamentare: con la magia del voto anticipato, tutto tornerebbe d'incanto come prima e più di prima. Neppure Machiavelli avrebbe saputo far di meglio. Ma chi beneficerà, politicamente, della sorpresa di Natale? A parte Emma Bonino e pochi altri che si sono sempre battuti contro l'harakiri parlamentare, un mese fa si diceva: col possibile referendum in arrivo, s'allungherà la vita dell'esecutivo giallorosso all'insegna della maggiore stabilità. Ora s'insinua il contrario: il paracadute del referendum da celebrare, diventerà un'irresistibile tentazione per far saltare il banco col voto anticipato. Già si maligna: qui Salvini ci cova. E il premier Conte subito corre ai ripari: il referendum non influenza l'agenda di governo. Ma nessuno può realmente prevedere a chi gioverà il taglio del taglio. www.federicoguiglia.com

di FEDERICO GUIGLIA
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