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Editoriale

27.10.2019

Rebus Brexit in riva all’Adige

«Brexit? Why is a problem?». Perché è un problema? L’anziano professore di Cambridge non ha dubbi: Brexit è una opportunità per il Regno Unito e anzi spera nel supporto dal «minister Salvini». Poi ascolti l’economista finanziaria, già consulente di Downing Street, che sostiene il Remain, e non ci sono dubbi: «Con la Brexit è il Regno unito che perde opportunità molto più di quanto ne perda l’Unione europea con la nostra uscita». Lo scontro è frontale e la vera partita si gioca all’interno del Regno Unito dove l’Inghilterra vuole riprendere il controllo di Stati, come l’Irlanda e come la Scozia che chiede l’indipendenza. Una ripresa del nazionalismo, del fascino dell’impero dei tempi andati, della ricostruzione di un Commonwealth del terzo millennio, che trova non a caso il sostegno dei sovranisti europei perché è l’UK che si è disgregato, non l’Unione europea. In questo psicodramma quotidiano, in attesa di capire quale ennesimo rinvio verrà deciso nella trattativa sulla Brexit tra Boris Johnson e l’Ue, comunque ci aspettano mesi di incertezza. Anche a Verona. Quanto vale la Brexit per noi? Quali sono i rischi e le potenziali perdite? E i guadagni? L’impatto di una uscita «no deal» cioè senza accordi, avrebbe ovvie ripercussioni sulle nostre esportazioni: il mercato britannico è il terzo per export nella nostra provincia con un volume nel 2018 di oltre 708 milioni di euro, in aumento sull’anno precedente. Tra le merci esportate, al primo posto troviamo le bevande, in particolare il vino, che rappresenta il 22,6% dell’export in terra britannica. Il Regno Unito è il secondo Paese di destinazione del vino veronese. Poi articoli di abbigliamento, il celebre «made in Italy», gli autoveicoli, prodotti alimentari e marmo. Importiamo invece merci per oltre 123 milioni, in particolare calzature, abbigliamento, strumenti e forniture mediche e dentistiche e medicinali e preparati farmaceutici. E il recente fallimento del grande tour operator britannico Thomas Cook (per scelte sbagliate, non per la Brexit) ha provocato gravi ripercussioni per gli albergatori del lago di Garda dove ogni anno arrivano centinaia di migliaia di turisti britannici. La paura di un’uscita «no deal» è talmente forte che è cominciato nel Regno Unito l’accaparramento: in attesa di un eventuale contraccolpo, l’effetto scorte sta facendo volare le vendite dell’Amarone nell’UK (stime di +15%) e l’agroalimentare italiano. «Brexit is a problem?».

MAURIZIO BATTISTA
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