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Editoriale

22.11.2019

Razzismo, lezione da Ezio Greggio

Sono un estimatore di Ezio Greggio, conduttore di Canale5, comico-satirico, ma non sapevo nulla del suo retroterra antifascista e antinazista. Adesso so tutto. Sappiamo tutto. Perché il conduttore si è fatto protagonista di una battaglia nobile, imprevista, coraggiosa e perfino educativa. Il sindaco di Biella gli ha offerto la cittadinanza onoraria, subito dopo averla rifiutata alla senatrice a vita Liliana Segre, e probabilmente per coprire l'eco che quel rifiuto aveva sollevato nella sua città, nell'opinione pubblica e nei giornali. Pensava così, il sindaco, di raccogliere il consenso dei suoi cittadini e degli italiani, ben contenti che un attore popolare, amabile e amato, ricevesse un tributo di stima e di affetto. Certamente il sindaco di Biella aveva pensato questa operazione mediatica per uscirne lui stesso gratificato. Ma l'operazione si traduce in un disastro, e a lui non resta che punirsi pubblicamente con dichiarazioni di autodisprezzo. Cos'è successo? È successo che Ezio Greggio ha rifiutato quella cittadinanza proprio perché è stata rifiutata a Liliana Segre, sopravvissuta al lager di Auschwitz e promotrice in Senato della mozione per l'istituzione di una commissione parlamentare contro l'odio, il razzismo e l'antisemitismo. Lo stesso Greggio è figlio di un internato sopravvissuto a un altro lager. Il padre di Ezio si chiama Nereo, ed Ezio aveva l'abitudine di chiudere le sue puntate salutandolo: «Ciao Nereus», ma noi non sapevamo, o almeno io non sapevo, che quello fosse il saluto del figlio al padre, al padre coraggioso dal figlio orgoglioso. Coraggioso perché il padre di Ezio nel lager c'è stato. Era infatti prigioniero dei tedeschi, e i tedeschi davano ai prigionieri italiani la possibilità di uscire dalla prigionia, a patto che accettassero di combattere con la Wehrmacht contro i partigiani. Ma Nereo rifiutò. Anche perché tra i partigiani combattevano alcuni suoi parenti. Così rimase nel lager fino alla fine della guerra, e sappiamo tutti cosa voleva dire lager. Voleva dire poco cibo, poco riposo, molta fatica, maltrattamento, niente posta, isolamento. Anche se quello di Nereo era un campo di concentramento, mentre quello di Liliana Segre era un campo di sterminio, o come dicevano i prigionieri un «campo senza uscita». Sui campi senza uscita un sindaco dovrebbe saper tutto. Specialmente il sindaco di una città come Biella, medaglia d'Oro alla Resistenza. Se non sa queste cose, sconfessa quella medaglia d'Oro. E allora come mai è sindaco?

di FERDINANDO CAMON
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