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Editoriale

25.03.2019

Quei pericoli
sulla Via della seta

La politica estera del governo Conte è fumosa e pericolosa. La fuga in avanti nei confronti della Cina con la firma del memorandum di intenti rischia di separarci ancora di più dagli altri stati europei che stanno, tutti insieme, cercando un equilibrio economico e politico nei confronti del gigante asiatico. Nonostante le rassicurazioni del nostro governo, gli Stati Uniti e la commissione europea hanno fatto sapere di non essere d'accordo con la nostra posizione e mettono in guardia l'Italia sulle implicazioni politiche che un rapporto troppo stretto con la Cina potrebbe avere. Accordi di questa importanza dovrebbero essere fatti d'intesa con gli altri Paesi occidentali, mentre sembra che noi siamo andati avanti senza avvisare nessuno. La conseguenza è una ulteriore perdita di credibilità del nostro paese che in questi ultimi mesi non ha esitato ad amoreggiare con Putin, a distinguersi da tutti gli altri paesi europei sul Venezuela, a mandare all'aria accordi sottoscritti ed approvati dal Parlamento come è avvenuto nel caso del Tav. Non è certo un buon segno che ieri Macron abbia dichiarato di non avere tempo da perdere per rimettere in discussione cose già decise.Ma cosa dice questo memorandum che segna in pratica l'adesione italiana al progetto della così detta «via della seta» e cioè alla strategia di Pechino di installarsi saldamente ad Ovest? Le cancellerie dei Paesi alleati e molti esperti di estremo oriente, sottolineano come questo accordo non sia solo commerciale, ma potrebbe avere notevoli risvolti politici. Se infatti la Cina dovesse finanziare ed attuare direttamente gli investimenti infrastrutturali necessari a rendere competitivi alcuni nostri porti come Trieste e Genova, noi rischieremmo di perdere la sovranità su queste importanti infrastrutture con un ritorno modesto in termini di occupazione. Ancora peggio è il problema delle infrastrutture di telecomunicazioni. La rete cinese per il 5G esporrebbe i nostri dati al controllo cinese e quindi, ad esempio, ci renderebbe non affidabili nei confronti delle comunicazioni Nato. La Cina è un grande mercato, ma negli ultimi tempi molti Paesi europei hanno messo un freno agli investimenti cinesi. Noi con spensieratezza, ci lanciamo in una avventura che per essere veramente produttiva dovrà essere gestita con attenzione. E la lungimiranza non sembra una caratteristica di questo governo. Il rischio è quello di svendere quote della nostra sovranità per il classico piatto di lenticchie.

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