18 settembre 2019

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Editoriale

23.08.2019

Politica distante
dal Paese reale

A leggere i titoloni sulla crisi politica di Ferragosto, si ha quasi l'impressione di un Paese in piena sindrome del Titanic: la nave che affonda mentre l'orchestrina dei partiti continua a suonare i valzer. Niente di nuovo, per carità. Basta ricordare le parole di Flaiano: «La situazione politica in Italia è grave ma non è seria». Eppure, basterebbe guardarsi un po' intorno, mettere la sordina al chiacchiericcio infernale degli ultimi giorni, per scoprire che i Palazzi della politica continuano ad essere distanti dai problemi e dalle richieste del Paese reale. Prima si litiga sulla data del voto di sfiducia, poi sull'eventualità che la mozione anti-premier venga addirittura ritirata. Mentre, a Hong Kong, la Cina minaccia una nuova Tienammen, ammassando truppe ai confini dell'ex protettorato inglese. Ulteriore benzina su uno scenario globale sempre più complesso. Nel frattempo, fra selfie e comizi balneari, fra tweet gridati e post ad alto rischio di fake-news, ci si dimentica che la Germania è entrata in recessione, che gli Stati Uniti vi stanno entrando e che il vento neo-protezionistico di Trump non accenna a fermarsi, con effetti a cascata su tutte le economie mondiali. Problemi che, però, l'Italia sembra aver dimenticato, presa dal turbinio di rumors e indiscrezioni sul futuro prossimo venturo del governo Conte. Con i partiti divisi prima ancora che la crisi politica sia stata ufficializzata dall'unica istituzione che, su questo versante, ha voce in capitolo: il Quirinale. Così, mentre il Pd si divide sulle ipotesi di alleanza con i pentastellati e Salvini ingrana la retromarcia lanciando ponti d'oro agli ex alleati, abbiamo quasi dimenticato che il nostro spread è superiore a quello della Spagna, che il debito pubblico continua a lievitare senza freni e che, fra ottobre e dicembre, dovremo trovare non meno di 30 miliardi di euro solo per evitare l'aumento dell'Iva e rispettare i vincoli posti dall'Europa. Al netto, ovviamente, delle promesse e degli impegni dei partiti, dalla flat tax al salario minimo fino alla riconferma di Quota Cento e Reddito di Cittadinanza. Come a dire, una Finanziaria che farebbe venire i brividi a qualsiasi governo, anche quelli a prova di ribaltone. L'impressione, insomma, è di trovarsi di fronte a due orologi che segnano tempi irrimediabilmente diversi. Da una parte quello della politica, dove le lancette da dieci giorni si sono fermate, in attesa del 20 agosto, quando Conte si presenterà alle Camere. Dall'altra c'è invece il quadrante dell'economia, che continua a correre verso scenari da brividi.

di ANTONIO TROISE
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