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Editoriale

07.01.2020

Perché l'autonomia
non può aspettare

Ci si chiede a cosa serva l'autonomia del Veneto. L'esempio più chiaro è arrivato ieri quando si è scoperto che oltre 60 Comuni scaligeri si troveranno meno soldi da investire in opere pubbliche e servizi ai cittadini perché col «fondo di solidarietà» si tappano anche i buchi di alcune amministrazioni con enormi voragini di bilancio (Roma in testa).Francamente ci sembra una cosa inaccettabile. E non lo diciamo con toni populisti o per battere la facile grancassa del Nord. Perché in ogni regione d'Italia ci sono buone e cattive amministrazioni e politici onesti e disonesti. La vicenda di casa nostra del Mose è una ferita aperta che non si può far finta di ignorare.La realtà però è che quei sindaci (e da noi sono tanti, tantissimi) che si comportano con i soldi pubblici come «il buon padre di famiglia» ovvero non sprecano, risparmiano e gestiscono gli appalti con gare trasparenti, fanno la figura di quel marito che finì cornuto e mazziato.Il Patto di stabilità avrebbe dovuto premiare le amministrazioni più virtuose e messo le briglie alla spesa facile e mafiosa. In realtà nel Paese di furbi è avvenuto il contrario e se oltre il 60% dei veneti ha detto sì al referendum sull'autonomia non lo ha fatto per dividere l'Italia ma perché stufa di vedere questo andazzo.Dal giorno della vittoria del sì (in cui tutte le forze politiche brindarono al risultato del voto) sono passati mesi, anni, e nulla è stato fatto. Che il governo fosse gialloverde, giallorosso o arcobaleno, alle promesse non sono seguiti i fatti. Ora si dice che il 2020 sarà l'anno della svolta. Staremo a vedere. Intanto va dato atto al governatore Zaia di aver privilegiato il pragmatismo di chi vuol giungere al risultato concreto, che la facile scorciatoia dei toni da stadio che infiammano la platea ma non portano costrutto.La realtà è che l'autonomia, quella vera, fa paura alle consorterie mafiose, ai tangentari, a chi usa lo Stato italiano come il suo bancomat. Autonomia, nella sostanza, si traduce infatti in un maggior controllo su tasse, entrate, spese, sanità ed investimenti. E ciò significa anche scuole migliori, servizi adeguati, moderne infrastrutture. Insomma un territorio alleato a quell'imprenditoria sana che crea lavoro. Ciò non significa che l'Italia non debba restare unita e solidale. Ci mancherebbe. Ma la solidarietà va fatta verso quelle realtà disagiate i cui cittadini, i cui giovani, meritano di avere uguali opportunità. Non per foraggiare chi ruba o dilapida denaro e poi ride alle nostre spalle.

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