20 agosto 2019

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Editoriale

28.05.2019

Per l'Unione
e per Roma

Viva l'Europa. Sappiamo che in molti storceranno il naso di fronte a questa affermazione eppure, oggi che andiamo al voto, ci sentiamo di ribadirla. Ciò non significa che tutto vada bene. Anzi. L'Europa va cambiata. Così com'è non funziona. Il collante tra i popoli non può essere solo monetario, ma deve diventare politico e culturale. Dall'Europa dell'economia si deve passare a quella della gente. Di più. Negli ultimi anni l'Unione si è mostrata miope e divisa proprio su temi cruciali quali la politica estera e soprattutto sulla grande emergenza dell'immigrazione.E allora perché continuare a dirsi europeisti?Per tante ragioni. La prima, che in molti tendono a scordare, è che l'Unione ha garantito la pace. Siamo la prima generazione a non finire in trincea o vedere i figli morti in guerra. Anzi, proprio i nostri figli, grazie alle frontiere aperte possono viaggiare, studiare, lavorare liberamente in un grande mercato continentale. In questo senso è proprio l'Ue il più grande lascito ai nostri ragazzi. Con la globalizzazione poi, l'unica speranza di non venire colonizzati è quella di difendere assieme i nostri interessi. Con la Cina da un lato e gli Stati Uniti dall'altro, se divisi, rischiamo di fare la fine del topo. Abbiamo visto: basta che Trump alzi i dazi e noi siamo al tappeto.C'è chi ha fatto campagna elettorale accusando l'Europa di tutti i nostri mali. Balle. Se in Italia si continua con gli sprechi di denaro pubblico, con le mazzette, i privilegi e l'evasione fiscale non è colpa dei burocrati di Bruxelles. La gente si è impoverita con l'euro? Certo, ma per i tanti furbastri che hanno cambiato i prezzi facendo delle mille lire un euro. In realtà l'euro ha permesso all'Italia di tenere i tassi bassi e ciò significa prestiti e mutui più abbordabili. E le nostre aziende, senza la leva monetaria, hanno investito in qualità ponendo i presupposti di quella che oggi è un'economia competitiva che vince all'estero.È vero, dobbiamo contare di più in Europa. Ma per farlo serve a poco picchiare i pugni sul tavolo. Per difendere l'Italia bisogna mandare a Bruxelles politici onesti, decisi e competenti.Detto questo, il voto di oggi non è solo per l'Europa ma diventa una specie di referendum sull'operato del governo. Inutile nasconderselo: ciò che uscirà dalle urne condizionerà pesantemente l'intesa Lega-M5S. Comunque vada ci auguriamo che finisca questo teatrino delle risse che blocca tutto. Il Veneto attende risposte chiare su autonomia, lavoro ed infrastrutture. Questioni non più rinviabili.

di MAURIZIO CATTANEO
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