01 ottobre 2020

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Editoriale

08.04.2020

Non c'è vaccino per la burocrazia

Ancor prima che arrivasse il Covid19 il nostro era un Paese malato. Di burocrazia. E di annuncite. E ogni giorno arriva la conferma. L'ultimo esempio è stato l'ennesimo decreto, quello della potenza di fuoco, che immette per fortuna nel sistema economico e finanziario centinaia di miliardi di euro per dare liquidità alle imprese e aiutarle a ripartire. Peccato però che il testo del decreto non ci sia ancora ma ne circoli solo una bozza, non si capisca quale sarà la filiera di distribuzione di questo denaro, come le imprese e le associazioni di categoria si dovranno organizzare. Lasciando il mondo economico appeso all'incertezza. Purtroppo, un teatrino già visto con il decreto Cura Italia che dava la possibilità alle partite Iva di chiedere un bonus di 600 euro all'Inps. I chiarimenti sono arrivati dopo giorni e vari ripensamenti. E il portale web dell'Inps è miseramente crollato sotto l'urto di milioni di richieste.Solo con i Dpcm siamo arrivati, dicono gli esperti, a oltre 300 pagine. È vero che l'impegno di un governo in una fase drammatica come questa è da far tremare i polsi e che le attese di cittadini e mondo economico, stremati dalla quarantena, sono molto alte. Però la fretta è cattiva consigliera: prima di fare annunci, meglio realizzare i fatti. Come quando il premier in conferenza stampa serale annunciò che dal mattino dopo sarebbero stati bloccati i trasferimenti al Sud e la Stazione Centrale di Milano venne presa d'assalto a mezzanotte. Altro esempio: sono tante e vengono giustamente elogiate le aziende che si sono riconvertite per produrre mascherine ma la gente protesta perché non ne trova neppure una: manca il bollino del burocrate che le certifica e quindi non vengono commercializzate. E vogliamo dimenticare le quattro autocertificazioni diverse prodotte in pochi giorni in un attacco di bulimia amministrativa? O la fatica per fare arrivare nelle tasche di chi ha davvero bisogno i buoni spesa, perché la catena burocratica si inceppa?In una fase così delicata e difficile, che ricorda per certi versi la crisi del dopoguerra, i tempi e le competenze sono una questione fondamentale, dirimente. Un giorno in più senza gli aiuti indispensabili provoca danni superiori agli aiuti.Il Paese vuole, ripartire, le imprese vogliono riaccendere i motori, ma se il coronavirus uccide, la burocrazia strangola.

Maurizio Battista
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