22 ottobre 2019

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Editoriale

14.08.2019

La strategia
del colpo di scena

La crisi di governo più inaspettata della Repubblica (anche nei tempi: gli onorevoli che dibattono del loro destino in pieno ferragosto) passa da un colpo di scena all'altro, ma sempre con Matteo Salvini protagonista. Già la richiesta di elezioni anticipate, fatta a sorpresa dal leader della Lega all'indomani di due importanti successi che proprio lui aveva appena conseguito- il decreto sicurezza bis e addirittura il via libera alla Tav, cioè il tabù dei Cinquestelle infranto per sempre dal premier Giuseppe Conte e soprattutto dal voto dal Parlamento-, era apparsa come un incomprensibile colpo di testa. Incomprensibile ma colto al volo da Matteo Renzi e da una parte importante dei gruppi parlamentari del Pd che in lui si riconoscono. E che, in sintonia con il «volere unitario» del segretario Nicola Zingaretti, hanno fatto muro coi pentastellati al Senato per bocciare la proposta ultimativa di Salvini di anticipare la sfiducia a Conte. Invece se ne discuterà il 20 agosto. Per uscire dall'angolo e dal rischio- peraltro tutto da verificare- di ritrovarsi non con l'agognato scioglimento della legislatura (che è prerogativa esclusiva del Quirinale), ma con il Pd in un altro esecutivo di breve o lunga durata, Salvini ha rilanciato, accogliendo la richiesta che più stava a cuore agli alleati pentastellati: sì a procedere subito al quarto e ultimo voto parlamentare per arrivare alla storica riduzione dei parlamentari. Poi però- ha aggiunto Salvini- alle urne.Con questa mossa il leader leghista toglie l'alibi che Luigi Di Maio pur ragionevolmente sventolava: come si fa a buttare nel cestino tale riforma costituzionale proprio mentre sta per giungere al traguardo? Allo stesso tempo Salvini così respinge l'abbraccio annunciato che, sull'onda del taglio dei parlamentari o di altre priorità anch'esse ragionevoli (l'impostazione della manovra economica e il blocco dell'aumento dell'Iva), erano pronti a offrire ai Cinquestelle i partiti di centrosinistra spalleggiati da singoli parlamentari di qua o di là. Ma pure Di Maio rilancia: se il leader leghista concorda per ridisegnare il Parlamento più pletorico del mondo, allora ritiri la sfiducia a Conte. Come nei giochi da tavola, si torna così alla casella di partenza: la crisi del governo è già finita prima ancora di cominciare? Siamo alle prove generali di una nuova e non meno anomala maggioranza o di un voto anticipato? Ma anticipato a quando, se intanto la riduzione dei parlamentari (e la legge di bilancio), richiedono i loro tempi? www.federicoguiglia.com

di FEDERICO GUIGLIA
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