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Editoriale

02.09.2019

La sfida del Veneto
è avere peso a Roma

Gli ultimi dati economici riguardanti il Veneto e pubblicati dall'Ufficio statistica della Regione confermano che il nostro territorio cresce con percentuali più alte del resto del Paese. Nel primo trimestre 2019 l'export veneto ha segnato un +1,4%, gli arrivi turistici nel 2018 sono aumentati del 2,2%; nel 2018 il Pil veneto è cresciuto dell'1,5% rispetto allo 0,9 del Paese, gli investimenti fissi lordi nel 2019 aumenteranno dell'1,2%, il doppio della stima per il Paese. Nel Veneto il Pil pro capite è stato nel 2018 di 33.800 euro contro i 29.100 euro dell'Italia. Sul fronte turistico il 2018 ha fatto segnare un incremento del 3,8% per le città d'arte e del +4,4% per la montagna. Sul fronte del lavoro, nel primo trimestre 2019 l'occupazione in Veneto è aumentata e la disoccupazione è in calo. Il Veneto si è confermato regione leader nel primo trimestre 2019 per l'export del vino rispetto a tutte le altre regioni italiane.Tutto questo per dire cosa? Sono cifre che confermano il ruolo del Veneto quale locomotiva del Paese, regione trainante della crescita, ma come sempre la nostra regione è un gigante economico e rischia di restare un nano politico. Vale a dire che siamo in un territorio fortissimo nel mondo dell'impresa ma debole nella politica, privo di un ruolo e di leader nazionali che diano la giusta rappresentanza a una potenza economica di questa portata.Un Veneto che deve sempre alzare la voce per non farsi dimenticare, che deve sudare sette camicie per vedersi riconosciuto qualcosa. Il primo governo Conte aveva nella squadra dei ministri tre rappresentanti veneti: il veronese Lorenzo Fontana e la vicentina Erika Stefani tra i leghisti, il trevigiano Fraccaro per i Cinquestelle. Il secondo governo Conte, con l'alleanza giallo-rossa, potrebbe avere ancora meno esponenti di rilievo del Veneto.Ma i nomi sono importanti nella misura in cui riescono a incidere e sono capaci di inserire programmi e obiettivi di peso per il territorio di rappresentanza. Non è che con il primo governo Conte le cose siano andate benissimo. Sul fronte delle infrastrutture si è perso oltre un anno per vedersi riconosciuta la Tav; sul fronte del lavoro tutto si è complicato con la drastica riduzione dei flussi che ha privato di braccia l'agricoltura e l'abolizione dei voucher; sul fronte fiscale nulla è pervenuto; l'autonomia è finita sugli scogli. Sempre che il Conte bis riesca a partire, la sfida è proprio nei programmi: il Veneto riuscirà ad avere un ruolo da protagonista?

di MAURIZIO BATTISTA
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