25 agosto 2019

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Editoriale

08.07.2019

La prima vittoria
del presidente

Una volta tanto, a vincere la sfida della popolarità è stato Donald Trump, organizzatore di una versione non ortodossa, ma evidentemente efficace, della celebrazione del 4 luglio, la festa nazionale americana. Per la prima volta dalla sua ascesa alla Casa Bianca la grande stampa e la tv non hanno preso a sassate una sua iniziativa e neppure, cosa ancora più singolare, il suo stile. Trump ha fatto una scommessa e l'ha vinta: ha trasformato un'occasione tradizionale e piena di canti e di passeggiate in una parata militare con più soldati che civili in prima linea, con carri armati disposti attorno al monumento tradizionale e con squadriglie di aerei a sorvolarlo nei momenti giusti. Anche il suo discorso è stato meno violento del solito, senza trasformarsi per questo in una predica. Trump ha usato i termini più adatti per parlare a una grande nazione. Non ha annunciato altre iniziative militari, ha «dimenticato» la sua ossessione dell'Iran, ha riportato in prima fila gli obiettivi di una sistemazione planetaria dei rapporti economici, ma senza esagerazioni, evitando di parlare del deficit nazionale, che negli ultimi dodici anni è «esploso» dal 35 al 78 per cento del reddito nazionale lordo. In sostanza, ha ignorato le zone difficili del paesaggio della «sua» America e non ha risposto alle critiche martellanti dei democratici, vincendo contro di loro la prima battaglia della campagna elettorale.Il discorso politico ha dunque cominciato a spostarsi dal passato al futuro, dal giudizio su come Trump ha governato alle ipotesi su come governerebbero i democratici se riusciranno a cacciarlo l'anno prossimo dal potere. E si è visto che non sono poi tanto agguerriti e hanno saputo solo in parte approfittare dei, non pochi, momenti di debolezza, contraddizioni ed esagerazioni polemiche del presidente. Forse il loro primo errore è stato organizzativo: sull'onda del risentimento si sono trovati più di venti aspiranti in lizza per battere Trump, incoraggiati dai pre-sondaggi che danno Donald al di sotto del 50%. L'opposizione è al di sopra, ma estremamente divisa. Non nelle idee generali, ma nei dettagli programmatici che vedono in robusta concorrenza quasi tutti i debuttanti, soprattutto le donne. Si profila dunque una corsa a ostacoli, con gli esponenti della sinistra liberal favoriti fra i democratici. Quegli stessi che, però, l'americano medio giudica estremisti: nel 2016, per questo, alla fine consegnò la vittoria a Trump. pasolini.zanelli@gmail.com

di ALBERTO PASOLINI ZANELLI
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