20 luglio 2019

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Editoriale

24.06.2019

La lezione
del presidente

Se solo imparassimo ad alzare lo sguardo oltre ogni campanile, scopriremmo che in questo momento nella metà dei teatri di tutto il pianeta si stanno rappresentando opere italiane cantate in italiano. Con la prima de La Traviata, ultimo allestimento firmato da Franco Zeffirelli e musicato da Giuseppe Verdi- due geni dell'Italia in un colpo solo- Verona torna a coltivare la sua vocazione internazionale. E non soltanto per la trasmissione in mondovisione dell'evento all'Arena, il mai così antico e imponente anfiteatro romano che si proietta, con moderna «forza del destino», verso l'universo. È proprio il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, a suggellare con la sua presenza istituzionale questa unicità italiana che sa mescolare arte e architettura, melodie e creatività, memoria e futuro per donarli al mondo. Certo, sono tante le cose che non funzionano nel nostro amato eppur così bistrattato- da noi italiani- grande Paese. Ma è l'eccellenza, è il racconto della bellezza dell'animo e dei paesaggi che condividiamo col mondo a poterci dare la spinta per coniugare l'amore dei cittadini per l'Italia con una classe dirigente che abbia il senso delle Istituzioni e anteponga l'interesse nazionale alle miopi faziosità. Anche qui ci viene in aiuto Mattarella. Il quale, nella veste di presidente del Csm, usa parole dure contro il desolante spettacolo che emerge da inchieste che tirano in ballo alcuni giudici. «Quadro inaccettabile», denuncia il capo dello Stato. «Ora si volta pagina». Se il risveglio italiano ricomincia da Verona, è questa funzione di garanzia, cioè il presidente chiamato a dire pane al pane quando la misura è colma, che deve sollecitare la politica a riscoprire quella rettitudine, quel senso di appartenenza e quel talento rinascimentale che è il nostro tesoro universale. www.federicoguiglia.com

di FEDERICO GUIGLIA
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