18 settembre 2019

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Editoriale

13.06.2019

La centralità
delle imprese

Il Consiglio dei ministri ha approvato ieri il decreto-sicurezza bis. Ma non di sola sicurezza vive l'Italia. L'altra faccia della bollente medaglia si chiama economia. Lo ricordano, a Verona, una preoccupata assemblea di Confindustria. E a Bruxelles l'allarmato Jean-Claude Juncker, presidente della Commissione europea, che chiede all'Italia di non muoversi «in una direzione sbagliata». Per il mondo industriale, così come per le maggiori istituzioni sia nazionali che estere (dal Quirinale alla Bce), la procedura d'infrazione prospettata dall'Europa all'Italia per eccessivo disavanzo è un'insidia da scongiurare. «Non è interesse nazionale», dice Vincenzo Boccia. E anche per il presidente di Confindustria Verona, Michele Bauli, viste le sfide di America e Cina, non si può prescindere dalla grande costruzione europea. Dal canto suo Juncker, contrariamente alle rassicuranti previsioni di Luigi Di Maio («non credo che andranno fino in fondo), avverte che Roma corre davvero il pericolo del procedimento. E tale spada di Damocle europea potrebbe pendere sui conti pubblici «nei prossimi anni». Dunque, è la prospettiva che l'Italia resti a lungo sotto esame per la credibilità sulle misure annunciate, e soprattutto non attuate, per diminuire il rapporto fra debito e pil. Il pericolo di tale procedura non è soltanto che si arrivi a una multa dello zero virgola qualcosa sul prodotto interno lordo (scenario peggiore) dopo un procedimento che richiede svariati passaggi. La vera insidia è il litigio senza fine tra Roma e Bruxelles. Potrebbe avere effetti sui titoli di Stato: il differenziale che sale a livelli inaccettabili. Bene lo sanno il premier Giuseppe Conte e il ministro dell'Economia, Giovanni Tria, che confidano in un necessario accordo con Bruxelles. Una posizione «di buonsenso», come la definiscono gli imprenditori, che indicano nell'incertezza un altro grave motivo di allarme. Presidenti, ministri, industriali: voci e ambienti diversi tra loro, ma concordi sulla priorità della riduzione del debito pubblico. Solo in questo contesto potrebbe avere effetto - sottolineano gli imprenditori - non già l'annunciata, ma generica diminuzione delle imposte in uno dei Paesi più tartassati d'Europa, bensì una riforma complessiva del fisco che abbatta anche il costo del lavoro. Per consentire alle imprese di ritrovare la loro centralità nell'economia. Incentivare la crescita e creare lavoro: la vera sfida italiana all'Europa che non si fida, dovrebbe ricominciare da qui. www.federicoguiglia.com

di FEDERICO GUGLIA
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