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Editoriale

07.08.2019

L'Italia è fermo
e il governo litiga

Un Paese fermo. In panne. Nel secondo semestre di quest'anno, per usare una metafora statistica, i motori dell'azienda Italia si sono fermati. Crescita zero, recita il verdetto dell'Istat. Ma non è affatto un incidente di percorso. Sono cinque trimestri, infatti, che il Pil italiano è affetto dalla sindrome dello «zero virgola». O, addirittura, del segno negativo. Tecnicamente, gli economisti la chiamano «stagnazione». E, se accompagnata dalla dinamica molto lenta dei prezzi, rappresenta l'anticamera della recessione. I sintomi ci sono tutti. Il calo degli ordinativi industriali. Il rallentamento dell'export. La forte frenata delle macchine utensili, tradizionale punto di forza della nostra manifattura. Senza contare, poi, i venti di crisi che arrivano un po' da tutti i Paesi del Vecchio continente, che non lasciano presagire nulla di buono. Un quadro che preoccupa, non poco, gli industriali. Ieri, dal quartier generale della Confindustria, hanno allargato le braccia: ormai l'anno è compromesso. Anche se il ministro dell'Economia, Giovanni Tria, è convinto che l'obiettivo di una crescita dello 0,2%, così come previsto dal governo, sia ancora a portata di mano. Si vedrà. Ma, anche in questo caso, sarebbe una magra consolazione. La verità è che l'apparato produttivo italiano da anni perde colpi. Dall'inizio della crisi, nel 2008, ha perso quasi il 25% della sua capacità. Al ministero dell'Economia sono centinaia i tavoli aperti per cercare di salvare imprese e posti di lavoro. Ed è difficile essere ottimisti in uno scenario mondiale segnato dalla nuova guerra dei dazi, dalle tensioni geopolitiche e dal rallentamento delle economie emergenti, a cominciare dalla Cina. Insomma, occorrerebbe una terapia d'urto, una svolta nelle politiche economiche, con l'obiettivo prioritario di rilanciare, finalmente, gli investimenti e consumi magari riducendo le tasse. Quasi un miraggio per un Paese che si ritrova un debito pubblico da record e che, con la prossima legge Finanziaria, dovrà trovare più di 23 miliardi per evitare l'aumento dell'Iva. Invece, nel giorno in cui l'Istat certifica la crescita zero, a Palazzo Chigi va in onda l'ennesimo scontro nel Consiglio dei ministri, con la riunione prima sospesa a tempo indeterminato e poi riavviata. Ma con scarse o nulle possibilità di una tregua duratura fra i due azionisti di maggioranza dell'esecutivo. L'esatto contrario di quello che servirebbe al Paese per tentare, almeno, di risalire la china.

di ANTONIO TROISE
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