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Editoriale

18.04.2019

Iva, non c'è due
senza Tria

Il ministro Tria sembra, in apparenza, aver preso gusto a sfidare i suoi due capi, Salvini e Di Maio. Parlando del Def in Parlamento, Tria ha chiarito che nella situazione attuale l'aumento dell'Iva sarà inevitabile per finanziare le maggiori spese per quota 100 e per il reddito di cittadinanza.Se poi si vorrà procedere ad una ulteriore riduzione delle tasse, ad esempio estendendo la flat tax al ceto medio, allora sarà necessario trovare nuove risorse.Insomma, siamo arrivati alla resa dei conti. La politica della spesa facile voluta dai pentaleghisti per attuare le promesse elettorali, sta mostrando tutti i suoi limiti. Infatti da queste scelte derivano la stagnazione dell'economia e la riduzione dell'occupazione, l'aumento dello spread e quindi degli interessi che lo Stato deve pagare sul debito. Insomma, la politica della spesa facile che apparentemente serve per procurare consenso, in realtà sta provocando un profondo malessere non solo fra gli industriali ma anche fra i consumatori che, infatti, rallentano le spese.A questo punto Tria, che è un po' più sofisticato dei due Dioscuri, dice che per salvare capra e cavoli converrebbe aumentare l'Iva. La ragione sta nei calcoli che hanno presentato in Parlamento Istat e Banca d'Italia in base ai quali un aumento dell'Iva avrebbe un effetto contenuto sulla riduzione del Pil, mentre un aumento del debito ben oltre il 3% porterebbe un forte aumento dei tassi d'interesse e quindi una caduta del Pil assai più consistente. Quindi, dice Tria, sotto il profilo strettamente economico converrebbe lasciar aumentare l'Iva, piuttosto che continuare ad indebitarci senza limiti. Anche perché nel secondo caso ci sarebbe il rischio che i mercati possano rifiutare di sottoscrivere i Bot. Ed allora sarebbero dolori per tutti!E tuttavia se dal punto di vista dell'economista i conti possono tornare, dal punto di vista politico appare chiaro che i due apprendisti stregoni sono nell'angolo. Entrambe le soluzioni (più Iva o più debito) sono molto rischiose per la loro popolarità e per quella dei loro partiti.Insomma, è ormai chiaro che gli italiani, continuando con questi due avventurieri saranno presto chiamati a pagare più tasse. E nulla esclude che per continuare a spendere soldi pubblici per foraggiare le proprie clientele, prima o poi si arriverà alla patrimoniale, magari con l'appoggio di Landini e con il silenzio complice del Pd. Bisogna svegliarsi prima che sia troppo tardi!

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