18 settembre 2019

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Editoriale

19.07.2019

Italia in panne:
o crisi o pace

Si sono messi insieme a Roma, ma la crisi del primo anno- primo anno di governo- è scoppiata fra Mosca e Strasburgo. «La fiducia è finita, anche personale», sbotta un Matteo Salvini mai così perentorio nei confronti dell'alleato. «Noi colpiti alle spalle, se la Lega vuole tornare con Berlusconi, lo dica», ribatte Luigi Di Maio. Tensione alle stelle, ma le parole non sono (ancora) pietre. Perché i contendenti già s'addossano anche l'eventuale responsabilità di una crisi. Ed entrambi negano la disponibilità a ribaltoni in Parlamento. E poi il leader del Pd Zingaretti, destinatario di un ipotetico «altro governo», ripete che, dopo la caduta del governo da lui auspicata, ci sono solo le elezioni anticipate. E comunque una rottura rivedrebbe in campo il presidente Mattarella, che non si farebbe tirare per la giacchetta da nessuno. Ma perché, allora, volano parole così grosse? Se si dichiara che non c'è fiducia fra alleati, come potrebbero gli italiani fidarsi di chi non si fida? L'origine della scenata è europea. Il pretesto per rinfacciarsi una complicata convivenza politica è stato il contrastato voto (sì dei 5Stelle, no della Lega) per Ursula von der Leyen presidente della Commissione europea. Secondo la versione pentastellata, avallata dal presidente del Consiglio Conte, la spaccatura fra penta-leghisti rischia di indebolire la posizione dell'Italia al momento della scelta del commissario. Secondo la versione leghista, quel sostegno dato alla candidata di Merkel-Macron, non s'aveva proprio da fare. E poi spicca l'inchiesta di Milano sui presunti fondi russi ai leghisti. Salvini, che non è neppure indagato, s'è sentito abbandonato dall'alleato. Al quale rimprovera la melina su tasse e infrastrutture, giustizia e autonomia. Pure Di Maio diffida. Si attacca il M5S, dice, «per coprire il caso dei fondi russi». Ma l'Italia non può restare in panne. O la crisi o la pace. www.federicoguiglia.com

di FEDERICO GUIGLIA
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