18 settembre 2019

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Editoriale

22.07.2019

Il nuovo sogno
ora è Marte

Esattamente 50 anni fa l'uomo posava gli scarponi sulla Luna. Impresa sbalorditiva. Molti la ritenevano impossibile, perché avrebbe stravolto l'ordine dell'universo. L'uomo è stato creato per la Terra, la Terra è il suo habitat. Chi di noi ha visto in diretta tv quello sbarco, che introduceva nel vocabolario una parola nuova, mai usata prima, «allunaggio», si ricorda perfettamente dov'era, cosa stava facendo. La vista dell'uomo che muove i primi passi sulla Luna ha diviso la nostra vita in due, prima e dopo. Io stavo facendo gli esami di Maturità ad alcune classi delle superiori, e mi ricordo che tutti insieme, commissari delle diverse materie, decidemmo di interrompere brevemente le interrogazioni per andare in presidenza, dove c'era un televisore, e vedere il primo uomo, uno come noi, che aveva camminato sul nostro satellite. Ricordo quel che pensai: comincia una nuova era, gli uomini che nascono in quest'era saranno diversi dagli uomini nati nelle ere precedenti, diversi da me. Anche l'esame che sto facendo a questi ragazzi diventa antiquato. Le generazioni del passato, fino alla mia, si rivolgevano alla Luna con le parole del Leopardi: «Che fai tu, Luna, in ciel? Dimmi, che fai, silenziosa Luna?». Sto guardando alla tv un uomo che posa gli scarponi sul terreno lunare, soffice e polveroso, e sento la Luna che risponde, all'antica domanda di Leopardi e dell'uomo di tutte le epoche, e la risposta della Luna è questa: «Ti sto aspettando». Lo sbarco sulla Luna è un'impresa eroica, cioè compiuta da eroi, uomini o capi di Stato che facevano della loro volontà la volontà di un popolo. Non sarà mai più così. Adesso comincia a profilarsi il sogno di sbarcare su Marte, ma quella non potrà essere una conquista degli Stati Uniti o della Russia o della Cina, quella potrà essere soltanto una conquista dell'umanità: l'umanità tutta intera lavorerà per la salita su Marte, o la salita, che richiede un volo di anni, non ci sarà.

di FERDINANDO CAMON
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