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Editoriale

02.09.2019

Il dilemma politico
dell'Eurozona

Si sta rinforzando l'idea di contrastare la tendenza recessiva nell'Eurozona riprendendo una politica monetaria espansiva e di protezione/riduzione dei costi - con acquisto da parte della Bce - degli eurodebiti allo scopo di permettere maggiori stimolazioni in deficit dell'economia nelle singole nazioni. La nuova presidentessa, da novembre, della Bce, Christine Lagarde, ha confermato tale indirizzo già impostato da Mario Draghi. Ne beneficeranno, soprattutto, la Francia - che non a caso ha insistito per la nomina di Lagarde - con la priorità del finanziamento assistenziale del consenso per evitare rivolte degli impoveriti, e l'Italia. Questa ha bisogno di un progetto di bilancio 2020 con deficit elevato. Pertanto la riduzione del costo del debito potrebbe dare uno spazio maggiore al deficit stesso e l'ombrello Bce sarebbe in grado di evitare una crisi di sfiducia da parte del mercato finanziario anche se il debito, già enorme, aumenterà. Quanto deficit di bilancio «eurogarantito» potrà ottenere l'Italia? Questo è un tema (geo)politico: tanto, pur sotto il 3% del Pil, se avrà un governo convergente con Francia e Germania; poco o niente se la situazione politica mostrerà un rischio di divergenza. Grazie al controllo di Commissione e Bce, Berlino e Parigi hanno uno strumento potente di condizionamento della politica interna italiana e lo hanno attivato. In realtà, chi determina la fiducia o sfiducia su una nazione, influenzandone il ciclo del capitale, è il mercato finanziario globale. Da un lato, questo riconosce la forza del sistema industriale italiano. Dall'altro, valuta importanti i buoni rapporti con chi comanda nell'Ue e fornisce un ombrello all'Italia in caso di guai. Se vedesse frizioni alzerebbe il rischio Italia, con conseguenze depressive per la nostra economia.Ciò porta al dilemma politico di questi giorni: un eventuale governo di sinistra attiverà politiche assistenziali e improduttive, ma otterrà la protezione «europea», mentre la prospettiva di elezioni, che probabilmente daranno la maggioranza al centrodestra, promette una politica più pro-crescita in termini di detassazione sostanziale e più investimenti, ma anche una «punizione» europea, con esiti recessivi pesanti, per il tasso elevato di eurodivergenza percepito nel centrodestra stesso. Se questo lo riducesse, o gestisse in modo più accorto, e mettesse in priorità il taglio del debito, sarebbe meglio per tutti, in particolare chi suda nel mercato. www.carlopelanda.com

di CARLO PELANDA
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