18 agosto 2019

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Editoriale

18.07.2019

Il codice rosso
a tutela delle donne

Con il «sì» del Senato diventa legge la norma nota come «codice rosso», che fissa una serie meticolosa di misure contro la violenza domestica e di genere. È stato approvato senza alcun voto contrario e con 47 astenuti. È un forte segnale positivo: vuol dire che queste norme ci volevano, subito. Anzi, è già tardi. Abbiamo alle spalle una troppo ricca casistica di femminicidi, termine sbagliato ma ormai di uso comune, e purtroppo insostituibile. Il «codice rosso» non sarà perfetto, non darà alle donne la garanzia di essere sicure, ma certo alza il livello della loro protezione. Troppo spesso succedeva che lui, interdetto ad avvicinarsi alla sua ex, la seguiva anche presso casa. Adesso scatta il carcere. L'avvicinamento è già un reato. C'è poi quella terribile pratica conosciuta col nome di «revenge porn», un termine straniero per farla passare inosservata sulla stampa, che consiste nel vendicarsi se lei mette fine a una relazione, divulgando foto intime con lei, per rovinare la sua vita nel lavoro, in ufficio, a scuola, le sue relazioni con gli amici, con i parenti... Un reato di gravità inaudita, che merita anni di prigione, e infatti la nuova legge prevede da uno a sei anni di carcere. È tutta all'insegna dell'inasprimento delle pene questa normativa, ma anche dell'accelerazione delle pratiche, affinché la pena non si faccia aspettare tanto, ma arrivi a ridosso della denuncia. C'è perfino un punto in cui è previsto che il reato sia riferito al pm oralmente, fermo restando che la denuncia scritta sia presentata subito dopo. Era da tempo che si aspettava una risposta della Giustizia all'imbarbarimento dei rapporti coniugali o di coppia: è specialmente la separazione che fa esplodere il cervello di lui, la relazione o la convivenza gli fanno credere di essere padrone, e se lei se ne va la punisce come un padrone romano puniva lo schiavo fuggito. La ex era esposta alle vendette. Adesso ha un po' di protezione. Ma altra ce ne vorrà.

di FERDINANDO CAMON
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