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Editoriale

26.08.2019

I politici e l'Italia,
mondi paralleli

Le notizie allarmanti della nostra politica non sono il dissidio tra questo e quel partito, le previsioni se l'accordo tra 5S e Pd sarà possibile, che fine farà Salvini, se riavrà il potere o se è spacciato...No, le notizie preoccupanti non riguardano i potenti, riguardano noi gente comune. E sono queste: siamo di nuovo in recessione, siamo in calo demografico e la fuga dei cervelli continua. Sul non-fare figli è arrivata quella notizia, eroica e tragica, da Padova, della donna incinta con un così grande istinto della maternità, che trovandosi malata di cancro e dovendo sottoporsi a una chemioterapia pesante, che avrebbe compromesso la nascita della figlia, ha chiesto che la cura fosse alleggerita, in modo che la figlia nascesse intatta, e non le importava se la previsione dei medici era che la malattia l'avrebbe stroncata. Non ha cambiato la sua volontà. Voleva a tutti i costi quella figlia. L'ha avuta, l'ha vista, l'ha cresciuta per alcuni mesi, ed è morta. Ma la figlia è nata, è viva, è tra noi. Il voler figli non è così diffuso e radicato. Si dice: non facciamo figli perché lo Stato non ci aiuta. Ma una volta di figli ne facevamo tanti, e lo Stato ci aiutava meno di adesso. Non facciamo figli perché non amiamo la vita, il nostro desiderio è viverla ma non trasmetterla. Non abbiamo vitalità. È uno dei segni della nostra decadenza.C'è uno scollamento tra classe politica e vita del popolo, ognuna delle due vive per sé, separata. Siamo in recessione, il che vuol dire che la nostra condizione economica peggiora, e tuttavia nella campagna elettorale troviamo accordi tra i partiti ma non progetti contro la recessione, ogni leader sa con chi allearsi per avere più voti, ma non sa cosa fare per creare più lavoro. Creare nuovo lavoro significherebbe anche rallentare o bloccare la fuga dei cervelli. Ma anche questo non sappiamo farlo. Il che vuol dire che noi stiamo male ma i nostri figli staranno peggio. E non sono figli ignoranti o fannulloni, quelli che se ne vanno trovano accoglienza all'estero perché hanno studiato e sono bravi, l'estero li esamina, li seleziona e li premia. Se hanno genialità, e molti ce l'hanno, la usano all'estero, per inventare applicazioni e soluzioni che potenzieranno la concorrenza dell'estero contro di noi. Sicché li abbiamo laureati e specializzati per poi perdere l'utilità che viene dalla loro specializzazione e la loro inventività. Ogni giorno apprendiamo nuovi piani d'intesa tra i partiti, ma nessun progetto per premiare il merito. Per questo il merito cala. È il nostro problema principale.

di FERDINANDO CAMON
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