16 ottobre 2019

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Editoriale

08.05.2019

I nuvoloni neri
del nostro debito

È durata ben poco l'euforia per la crescita del Pil dello 0,2% nel primo trimestre, mentre le attese erano per un misero 0,1%. Anche lo 0,2% non dovrebbe consentire grandi festeggiamenti in quanto le previsioni per l'intero anno rimangono ancorate ad un modesto 0,3-0,4%. Ma a peggiorare il quadro ci ha pensato la pagella che la commissione di Bruxelles pubblicherà martedì prossimo e che porta parecchie insufficienze per l'economia italiana e per l'operato del governo grillo-leghista. Secondo autorevoli anticipazioni, il rapporto della Ue certifica uno sfondamento del deficit sia per lo scorso anno che per l'anno in corso e prevede che per il 2020, cioè con la manovra del prossimo autunno, sarà necessario trovare almeno 33 miliardi per evitare l'aumento dell'Iva, senza calcolare i denari che sarebbe necessario trovare nel caso si volesse procedere ad una prima riduzione delle tasse tramite la flat tax.A Bruxelles sono preoccupati in particolare per l'andamento esplosivo del debito che potrebbe arrivare a superare il 134% del Pil, quasi due punti in più di oggi. Nessuno crede infatti che il governo attuale sarà in grado di fare i 18 miliardi previsti di privatizzazioni, ed anzi la pressione per nuove spese appare sempre più forte sia tra i grillini che tra i leghisti. Anche il rapporto della Banca d'Italia sulla stabilità finanziaria del Paese non è meno preoccupato. L'Italia appare sempre più fragile. Il costo del debito pubblico rimane elevato e se lo spread non dovesse scendere, dovremo sborsare diversi miliardi in più per pagare gli interessi. Eppure i nostri ministri appaiono affaccendati in altre cose. La vicenda del sottosegretario Siri, le polemiche con i magistrati da parte di Salvini, la ricerca di un posizionamento di sinistra moderata per Di Maio. Cose del tutto secondarie rispetto alla necessità di approntare una strategia per affrontare i nuvoloni neri che ci aspettano in autunno. Di competitività dell'industria non si parla. Di misure per favorire i nostri settori produttivi ed i lavoratori non si vede nemmeno l'ombra. Andiamo spensierati verso un periodo difficile. Bisognerà mettere nuove tasse? Saranno colpiti gli immobili, oppure si pensa di tosare il risparmio delle famiglie in altro modo? L'olimpica serenità del ministro Tria, che continua a sostenere che la nostra economia è in salute e che non dobbiamo avere timori, non può bastare a tranquillizzare investitori e cittadini. Occorre un vero cambio di rotta. E prima ancora un salutare bagno nella realtà.

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