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Editoriale

23.08.2019

I conti della politica
e quelli del rigore

Il D-Day è arrivato, dopo dieci giorni di chiacchiericcio, accuse incrociate e indiscrezioni. Oggi, il premier Conte, anche al di là dell'esito del dibattito in Senato sulla crisi di governo innescata dalla Lega, salirà al Quirinale per rimettere il mandato nelle mani del presidente della Repubblica. Sul futuro prossimo venturo del Paese, però, la nebbia è fitta. Di certo c'è solo la posizione, estremamente scomoda, in cui si trova l'ormai ex «capitano», il leader del Carroccio Matteo Salvini. Era partito lancia in resta contro Conte, al grido: «Elezioni subito». Si ritrova, invece, a giocare in difesa e, in qualche caso, battendo frettolose ritirate, per cercare di rimediare al suo errore più grave: aver clamorosamente toppato i tempi della crisi. Ma, al di là dei guai del capo leghista, la matassa che Mattarella dovrà dipanare non è affatto semplice. Perché l'eventuale cambio della guardia a Palazzo Chigi, da un governo «gialloverde» ad uno «giallorosso» (cioè, composto da M5S e Pd) non è affatto privo di incognite. E non solo dal punto di vista politico. Certo, su alcuni temi, a cominciare dall'emigrazione, Di Maio è più vicino a Zingaretti che a Salvini. Ma già sulle infrastrutture, e in particolare sulla Tav, le parti sono invertite. Le posizioni, poi, non sono coincidenti anche su un altro terreno non meno importante, quello dell'Europa. I pentastellati non sono «sovranisti» al 100 per cento. Ma sicuramente non hanno mai gradito i vincoli troppo stringenti sui conti pubblici. Arrivando ad un passo dalla procedura di infrazione. La prova del nove sarà con la prossima legge di Bilancio. Un test da far venire i brividi: solo per scongiurare l'aumento dell'Iva bisogna trovare non meno di 23 miliardi. Come? La «caccia» alle risorse non è ancora cominciata ma non sarà certo facile far quadrare i conti della politica con quelli del rigore richiesto da Bruxelles. Bisognerà, ad esempio, decidere sul destino di Quota 100 e Reddito di cittadinanza, i due cavalli di battaglia dell'esecutivo Cinquestelle-Lega. O, ancora, sulle politiche economiche da mettere in campo per far tornare a crescere il Pil, rilanciare gli investimenti e creare nuova occupazione. La ricetta della Lega (condivisa anche dal Movimento) era quella della flat-tax. Resterà ancora in campo? O sarà archiviata insieme al governo Conte? Un fatto è certo: dopo le fibrillazioni degli ultimi mesi, il Paese ha bisogno di stabilità, di maggioranze coese e di scelte coerenti per rimettersi in piedi. Cose sulle quali Mattarella farà sentire tutta la sua voce.

di ANTONIO TROISE
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