21 aprile 2019

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Editoriale

12.04.2019

Dove conduce
la Via della Seta

La recente accelerazione dei rapporti commerciali fra la Cina e numerosi Paesi europei tra cui l'Italia (visita del premier cinese e gli accordi a Trieste e a Verona al Vinitaly) resuscita uno slogan di mezzo secolo fa: «La Cina è vicina». Ma quella era una novità affascinante quanto illusoria: la Cina era ancora quella di Mao e della Rivoluzione Culturale. Per una minoranza degli italiani la Cina era un modello, alla quasi totalità dei cinesi l'Italia era sconosciuta. Con l'eccezione: il nome di Marco Polo. Adesso gli esploratori sono i capi di Stato, accolti con calore e speranze. Con il gelo degli Stati Uniti.In realtà ciò che è in corso non è solo un capitolo dell'interscambio globale ma un progetto commerciale che può cambiare il volto del pianeta: con un «titolo» evocativo quanto quello passato. Se prima si diceva che la Cina «era vicina» e non era vero, oggi i reggitori di Pechino hanno preso a prestito un «titolo» che ha valenze millenarie: la «Via della Seta». La Strada della Seta- quella di Marco Polo- era un progetto che nasceva da capacità, stabilità ed ambizioni straordinarie. In un periodo dove le distanze tra un luogo e l'altro erano siderali, quell'impero remoto aveva creato una via di comunicazione con il resto del mondo, abbastanza agevole e sicura. La Cina però era allora una grande potenza (come lo sta diventando oggi), ma molto lontana e dunque tale da non farci sentire il suo peso. Il primo che ebbe l'intuizione di quanto poteva accadere a livello politico fu Napoleone a cui è attribuita la famosa frase che oggi diventa constatazione e monito all'Occidente: «Quando la Cina si sveglierà ce ne accorgeremo». Ed ora il risveglio è fin troppo brusco. E ci riguarda molto da vicino. Perché i nuovi imperatori di Pechino nella nuova rotta includono l'Adriatico, che si apre con uno Stretto e penetra la terraferma europea, dalle coste dell'Albania fino a Trieste. Un mare per noi, un golfo protetto per chi ha in mente il passaggio e la sosta di migliaia di super navi. In Italia si fa un gran parlare della Cina come nuovo mercato. Vero. Ma non dimentichiamo che la cosa è reciproca. Ed i nostri sonni non possono essere tranquilli. Perché chi è più forte come sistema-Paese è in grado di far vincere le proprie imprese. Ed il «Paese Europa» non esiste. E la piccola Italia oggi si fa sentire solo per lo strepitio degli anti europeisti. Che sbraitano contro Bruxelles mentre a Pechino fanno progetti di conquista. pasolini.zanelli@gmail.com

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