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Editoriale

30.05.2019

Dove ci porta
il duello con l'Ue

Chiuse le urne, Italia e Ue sono già ai ferri corti. Fra qualche ora Bruxelles invierà a Roma la nuova lettera di richiamo sul debito e a riceverla ci sarà anche un più che mai battagliero Matteo Salvini, vincitore assoluto delle Europee, premier in pectore dei nuovi equilibri politici sanciti dagli elettori ma, soprattutto, il politico più deciso ad aprire un'offensiva senza precedenti contro l'Europa del rigore. Nei giorni precedenti le elezioni, aveva messo in discussione la regola del 3% del deficit. Ora alza il tiro, e annuncia un piano di 30 miliardi per finanziare il secondo modulo della flat tax, destinato ai redditi fino a 50mila euro. Tutto bene se non fosse che l'Italia deve trovare almeno altri 30 miliardi per evitare l'aumento dell'Iva e finanziare le misure già varate nel 2019 (Quota 100 e Reddito di Cittadinanza). Insomma, per rispettare i vincoli europei servirebbero circa 60 miliardi di euro. Una cifra del tutto incompatibile con le finanze italiane. La partita è complessa. Il leader della Lega sa bene che l'attuale commissione è sul piede di partenza e che se dovesse ora decidere di mettere sotto accusa l'Italia la procedura di infrazione partirebbe solo ad ottobre. Quando, in sostanza, si saprà il destino dell'attuale governo e si chiariranno i nuovi rapporti di forza nel parlamento Ue. Salvini spera di trovare sponda fra i partner «sovranisti», anche se pochi sono disposti a concedere sconti sul bilancio pubblico. L'Italia, inoltre, potrebbe avere voce nell'esecutivo comunitario, incassando almeno un commissario, magari con delega economica: sarebbe difficile chiudere un occhio sul debito. Ma il vero nemico dell'Italia è lo spread. Ieri è tornato a quota 290, alimentato dai rumors sulla procedura di infrazione. È quindi sui mercati che Salvini dovrà giocare le sue carte per chiarire il futuro del governo e far recuperare al Paese la fiducia perduta.

di ANTONIO TROISE
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