23 settembre 2019

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Editoriale

05.09.2019

Divise le poltrone si pensi al Paese

Nasce un governo che, stando agli ultimi sondaggi, è il meno rappresentativo di sempre degli umori dei cittadini veneti. In più, scorrendo i punti del programma che fanno da collante all’asse Pd-M5S le perplessità non mancano. Non soltanto perché il documento, che sembra il libro dei buoni propositi, contiene in massima parte enunciazioni generiche. Ma soprattutto per la mancanza di chiarezza su quelle che sono le istanze cruciali e più significative della nostra comunità. Non vi è la percezione che il programma affronti davvero il nodo di una politica industriale che promuova lo sviluppo dell’impresa. E, dunque, pensi seriamente alla salvaguardia dei posti di lavoro e all’occupazione dei giovani. Non solo: il capitolo imposte pone in secondo piano il tema del cuneo fiscale. Restano le idee grilline di sostegni a pioggia da parte di uno Stato ormai in bancarotta (e che dunque, per trovare i soldi, non potrà che pensare ad una patrimoniale). Anche il capitolo infrastrutture è declinato in un generico progetto di miglioramento della movimentazione. Come dire che della Tav si parlerà il meno possibile. Da ultimo- ma non certo in fondo alla lista- c’è poi la grande questione dell’autonomia. È chiaro che il progetto federalista (votato, è bene ricordarlo, da oltre il 70% dei veneti) rischia di finire nel dimenticatoio. Detto questo non siamo d’accordo con chi grida al colpo di Stato o al ribaltone. Il nostro Paese ha delle regole democratiche che ci proteggono da derive autoritarie e sovraniste. E dunque la nuova maggioranza, che si è formata in Parlamento, ha legittimità piena di governare. Ma il punto è proprio questo: governare. Prendendo a prestito il motto che vige sui mercati, ciò che un Paese deve temere di più è l’incertezza. Che abbia casacca gialloverde o giallorossa, ciò che aspetta la squadra di governo è una serie di decisioni che implicano una forte compattezza. Siamo la nazione che cresce meno in Occidente e con il più alto debito pubblico. La disoccupazione è tornata a salire, come pure la povertà delle famiglie. Le imprese, nell’incertezza di questi mesi, faticano ad investire. E l’Italia è la prima frontiera della grande rotta delle migrazioni. Il governo, composto da due partiti eterogenei, per giunta divisi al loro interno, sarà all’altezza della sfida? Divise le poltrone, ora si pensi ai cittadini.

MAURIZIO CATTANEO
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