18 novembre 2019

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Editoriale

10.10.2019

Curdi, ebrei
e l'Europa assente

Mentre i turchi entrano in Siria e si apprestano a sterminare i curdi, in Germania un fanatico neonazista compie un attentato contro gli ebrei. Due episodi apparentemente lontani ma che invece, a ben vedere, hanno una matrice comune. Ovvero la mancanza di strategia politica e culturale di chi in questi ultimi anni ha «governato» il mondo. L'Europa è via via diventata quella della moneta e non quella dei popoli. Il grande sogno della pacificazione basata su valori culturali e sociali condivisi ha lasciato il posto a dinamiche speculative che hanno ingenerato crisi e nuovi timori. A pagare il conto sono stati i ceti più deboli la cui frustrazione ha trovato sbocco nel messaggio politico più aggressivo e triviale. Da qui il rinascere, in un'Europa che si rinchiude negli Stati e serra le frontiere con gruppi xenofobi le cui frange più estreme teorizzano l'atto violento, sino all'attentato, contro il diverso e la minoranza etnica. A ciò si aggiunge il grande problema dell'onda migratoria che si fa più imponente per le scelte miopi, quando non suicide, delle grandi potenze. Sciagurato è stato l'annuncio del disimpegno degli Usa in una delle frontiere più calde del mondo. Decisione che sta ingenerando una nuova crisi che rischia di sfociare in una guerra che coinvolge l'intero Medioriente. Inutile commentare le parole di Trump che definisce quella dei curdi una piccola questione tribale. Più delle parole, questo è l'ultimo atto di scelte che hanno prodotto le crisi irachena, siriana e soprattutto libica. Scelte non irrazionali: la destabilizzazione dell'area mediterranea legata al controllo del petrolio e dei flussi energetici, voluta principalmente da Stati Uniti e Francia, ha avuto risultati tangibili. Ma ha anche dato la stura ad un flusso migratorio imponente. E qui torniamo all'attentato in Germania. Perché la xenofobia che si nutre dell'immagine stereotipata dell'immigrato che ruba il lavoro e violenta le donne (e per transizione dell'ebreo che controlla l'economia) ne giustifica della propria azione assassina. In questo quadro manca totalmente una risposta culturale forte della classe media moderata dei Paesi occidentali. E dunque messa nell'angolo l'azione politica, finiscono per avere buon gioco le diplomazie segrete che barattano i destini di un popolo (in questo caso quello dei curdi) in cambio di rassicurazioni sugli scacchieri internazionali. E nel mutismo dell'Europa si consuma il tradimento verso gente che ha combattuto l'Isis in nostra vece.

di FILIPPO FALCONERI
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