09 dicembre 2019

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Editoriale

07.08.2019

Avanti con la Tav
C'è il sì all'Europa

Siamo ai titoli di coda. Se non fosse per il blitz dei No-tav che ieri hanno forzato i cancelli dei cantieri per conquistarsi qualche titolo di giornale, la vicenda del tunnel tra Torino e Lione sarebbe già stata archiviata. E da un pezzo. Anche al netto dell'inutile analisi costi-benefici, finita nel cestino non appena è prevalso un minimo di buon senso nell'esecutivo. E anche al netto dell'ultima trovata del ministro delle Infrastrutture, Danilo Toninelli per continuare ad essere iscritto nel partito dei No-tav e restare cementato sulla sua poltrona di ministro: inviare a Bruxelles la lettera ufficiale che impegna il governo a completare l'opera, solo con la firma dei suoi funzionari. Un paradosso. Ma anche una situazione inedita: è la prima volta che un ministro non sigla un atto fortemente voluto dal presidente del Consiglio. Non c'è da meravigliarsi. L'articolata maggioranza gialloverde ci ha ormai abituato a queste continue contraddizioni, alla ricerca di un compromesso che arriva sul filo di lana e sempre un attimo prima che la situazione possa precipitare in una crisi di governo. Almeno sulla Tav, però, è arrivato davvero il momento di mettere un punto. E andare avanti. Il premier, Giuseppe Conte, ha chiarito una volta per tutte quello che era evidente fin dall'inizio: bloccare l'opera non solo avrebbe condannato il nostro Paese a restare ai margini della nuova rete dei trasporti che restringerà le distanze fra i Paesi europei, ma sarebbe stato un bagno di sangue per le nostre finanze già disastrate. Ora è rimasto solo un passaggio: il voto in Parlamento sulla risoluzione anti-Tav. L'ennesimo giochino di Palazzo dall'esito scontato: in Aula i 5Stelle sono soli sulle barricate no-Tav mentre la maggioranza a favore dell'opera è trasversale e schiacciante. Verrebbe da chiedersi, a questo punto, se non sia meglio gettare la spugna ed ammettere la sconfitta. In politica può capitare.

di ANTONIO TRIOISE
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