15 dicembre 2019

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Editoriale

12.07.2019

Amia, casse vuote
e cassonetti pieni

Di fronte a cassonetti strapieni di immondizia e a una raccolta differenziata che va a singhiozzo, molti cittadini allarmati si chiedono se Verona rischia di finire in emergenza come Roma. Molto probabilmente non siamo ai livelli di crisi come nella Capitale, però i presupposti per una emergenza rifiuti da qui ai prossimi mesi ci sono tutti.Perché? Per vari motivi. Il primo: pare che dietro ai cassonetti pieni di immondizia ci siano le casse vuote dell'Amia. Il bilancio come si sa è in rosso da alcuni anni e quindi quest'estate non è stato possibile procedere alle consuete assunzioni di personale a tempo determinato per far fronte alle ferie come lo scorso anno. Risultato: ci sono molte zone della città dove la raccolta dei rifiuti rimane scoperta. Amia infatti non può permettersi un altro bilancio in rosso: dopo tre disavanzi c'è il fallimento. E sarebbe il caso di capire bene perché una società come Amia riesca a finire regolarmente in rosso. Per la gestione del verde? Per i service svolti per conto terzi? E come vanno gli investimenti in Albania? Chi li sta pagando? I veronesi? Sono spese che si riversano sulle nostre tasse tant'è vero che la Tari sarebbe dovuta aumentare, ma il rincaro per ora l'ha assorbito il Comune evitando di scaricarlo sui cittadini.Morale: ci dobbiamo rassegnare a una raccolta parziale dell'immondizia, con un'estate tra i rifiuti e i cattivi odori. Questo oggi, e domani?Come si sa, la discarica di Torretta, punto di riferimento di Verona, è vicina all'esaurimento per cui ha limitato le quantità che può ricevere. Di conseguenza, la Regione Veneto ha autorizzato il Comune di Verona, quindi Amia, a trasferire i rifiuti alla discarica padovana di Sant'Urbano. Ma solo per altri tre mesi. E dopo? Probabilmente si comincerà a ragionare sulla necessità di creare un impianto di trattamento e smaltimento rifiuti, oppure si deve trovare un partner industriale che ci smaltisca l'immondizia. In altri termini, serve un'aggregazione. Perché dopo tanti discorsi, ragionamenti politici e valutazioni di mercato, alla fine la fusione di Agsm-Amia con A2A piuttosto che con Hera dipenderà dai rifiuti. Chi ha l'inceneritore più grande? Chi ci salverà dall'invasione dell'immondizia?È molto probabile che una scelta industriale così delicata sarà fortemente condizionata da un'esigenza impellente. E la scelta del partner industriale da affare di Stato diventerà una scelta semplice e banale.Per non diventare come Roma.

di MAURIZIO BATTISTA
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