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Editoriale

28.05.2019

Al Teatro Romano
in scena l'assurdo

Giro d'Italia, Arena, Teatro Romano: Verona sale sul palcoscenico per un mese di giugno da protagonista. Ma di questo tris d'assi rischia, passato il Giro, di rimanere solo l'anfiteatro della Bra. Sì, perché in questi giorni si decide il futuro dell'Estate Teatrale (il 31 torna a riunirsi la commissione per selezionare i nomi), che da 71 anni garantisce il festival shakespeariano e fa di Verona un punto di riferimento per la prosa, per la danza, con un prestigioso premio nazionale Renato Simoni, eventi di primo piano da Eros Pagni a Branciaroli da Romeo e Giulietta ai Momix, con successi crescenti al botteghino. Un patrimonio culturale che Verona non si può permettere di perdere e che invece sta sfuggendo dalle dita.Perché? È il teatro dell'assurdo, dove è molto sottile il confine tra l'insipienza, l'incapacità e il preciso disegno politico. Da mesi si sta cercando il successore del direttore artistico Giampaolo Savorelli. I primi bandi erano sbagliati e sono stati rifatti. E quindi è stato chiesto a Savorelli, che è in pensione, di rimanere per organizzare la stagione estiva. Gratis. Il suo nome, che è tra quelli riconosciuti per curriculum dal ministero, ha consentito al Comune di avere contributi per altri tre anni. Il suo successore dovrà avere un curriculum all'altezza. I nomi ci sarebbero, ma devono essere graditi al Palazzo, sennò non se ne parla. Ma quelli graditi non avrebbero requisiti all'altezza. E via di questo passo. Stallo continuo fra tragedia e farsa.Nel frattempo la struttura organizzativa e amministrativa, sarà un caso, perde pezzi: a metà giugno cominceranno gli spettacoli e ancora non c'è il cartellone perché la gara è stata fatta in enorme ritardo. Politica culturale o situazione raffazzonata? A chi giova tutto questo? Domande che circolano con forza a Palazzo Barbieri e nel mondo dello spettacolo.Perché gli intrecci dietro questa vicenda sono tanti. C'è infatti, per dirne solo uno, il Teatro Stabile del Veneto guidato da Giampiero Beltotto, che ben conosce Verona dove è ben conosciuto, già portavoce di Zaia, che da tempo fa la corte all'Estate Teatrale veronese. Ci sono già stati incontri con il Comune per possibili collaborazioni. Ma il Teatro Stabile ha già preso Treviso, punta su Vicenza e vuole Verona: avendo perso lo status di teatro nazionale dopo l'uscita del Teatro Nuovo di Paolo Valerio, ora il Teatro Stabile deve recuperare pubblico, produzioni e bilanci. Mettendo a sistema le città del Veneto. E se da Venezia arriva l'ordine, per l'Estate Teatrale ci saranno soltanto baruffe goldoniane.

di MAURIZIO BATTISTA
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