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Cangrande

28.12.2018

Quel solito vizietto
del «lei non sa chi sono io»

La vicenda della grillina Lapia ci fa riflettere. Lei dice di assere stata aggredita. Una testimone afferma invece che la parlamentare ha litigato, con tanto di famosa frase: «Lei non sa chi sono io». Non entriamo nel merito di torti e ragioni anche se non ci convince chi cerca di dare al fatto una chiave politica. Sempre più alto è il tasso di aggressività, con le persone che litigano per un nonnulla. Ciò che ci interessa è quella frasetta «lei non sa chi sono io» che ricorre da troppi anni nella vita italiana. Un motto borbonico con cui si chiede rispetto e sottomissione non per le qualità morali o per le ragioni nella discussione, ma semplicemente per un qualche privilegio di casta. E proprio qui casca l'asino: perché la storia insegna che troppo spesso sono i paladini della lotta al malcostume a diventare, se raggiunto il potere, i meno puri. Non sarà certo il caso della Lapia, ma il canto delle «sirene romane» è forte. E molti nuovi arrivati a Palazzo non hanno la tempra di Ulisse.

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