18 giugno 2019

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23.04.2019

«Voto e mafia, occhio ai cambi di residenza»

Il colonnello Carlo Pieroni capo centro della Dia di Padova
Il colonnello Carlo Pieroni capo centro della Dia di Padova

Giampaolo Chavan PADOVA «A Verona, il rischio di infiltrazioni mafiose, è più alto perchè il pil della vostra provincia è tra i più elevati in Veneto che è la sesta regione in Europa come capacità produttiva». Il colonnello dei carabinieri, Carlo Pieroni impiega pochi minuti per classificare il nostro territorio nel quadro delle infiltrazioni della malavita organizzata nel Triveneto. E d’altro canto il capo centro della Dia, la Direzione investigativa antimafia di Padova ha tutte le carte in regola. per poterne parlare più che a ragion veduta. Dirige, infatti, l’organismo investigativo impegnato da sempre sul fronte delle organizzazioni criminali nella sede, alle porte di Padova al primo piano di una palazzina anonima. E persegue da sempre chi ha che fare con la mafia fino al coordinamento dell’operazione «Crimine infinito» con il quale la magistratura anti mafia e gli investigatori hanno sferrato un durissimo colpo alle organizzazioni criminali insediatesi a Milano nel 2003. D’altro canto, ha avuto ruoli dirigenziali nei comandi dei carabinieri impegnati da sempre sul fronte delle organizzazioni criminali da Bari a Napoli fino a Reggio Calabria. INFILTRAZIONI NEL NORD. Il colonnello Pieroni ritorna là dove il dente duole ricordando che «l’infiltrazione mafiosa avviene sempre nelle attività economiche attraverso società cartiere, il riciclaggio dei soldi sporchi oltre alla tradizionale emissione di fatture false e crediti». E proprio il mese scorso in tribunale a Verona, c’è stata una condanna di Alexsandra Dobricanovic, il marito Francesco Frontera e Carlo Scarriglia per un giro vorticoso di fatture false. I tre amministratori della Edil sistem srl di Lonigo sono stati condannati a 7 anni e 8 mesi complessivi il 5 marzo scorso. «Qui al nord», aggiunge ancora il colonnello Pieroni, «la mafia agisce come al sud. La criminalità organizzata mette a sistema una grande potenza finanziaria (le disponibilità in mano alla ’ndrangheta sono miliardarie ndr) ma creano diseconomia anche con l’emissione di fatture false». Anche nei nostri territori come al sud, spiega ancora il capo centro della Dia di Padova, «l’organizzazione mafiosa si struttura con formazioni in «locale» quando ci sono più di quarantanove persone mentre ci sono le ’ndrine che contano meno di quarantanove persone nell’ambito di un determinato territorio». L’impegno contro questo tipo di formazioni è massimo e di fronte a domanda specifica il colonnello Pieroni allarga le braccia. Anche se non lo dice, quindi, è facile intuire, però, che anche la nostra provincia è interessata dalle indagini della Dia per far luce su queste formazioni, cuore pulsante delle organizzazioni criminali. «Qui al nord», fa sapere il colonnello Pieroni, «gli appartenenti alla camorra e alla ’ndrangheta si associano e formano dei cartelli. Utilizzano metodi violenti? Solo se necessario». A cementare queste unioni, inoltre, «c’è anche il vincolo famigliare che si estende al «comparato»». In pratica, spiegano da Padova, controllano anche l’identità dei padrini delle cresime per capire i legami tra le famiglie mafiose. CAMBI DI RESIDENZA. Così come al sud anche al nord, gli esponenti della criminalità organizzata tentano di prendere contatti con esponenti politici locali. «Nelle settimane precedenti alle elezioni», rivela ancora Pieroni, «si verificano strani cambi di residenza proprio nei paesi interessati dal rinnovo delle cariche istituzionali». Arrivano da altri comuni, simulando la residenza proprio per eleggere i rappresentanti politici anche locali che si sono dimostrati più vicini agli interessi delle organizzazioni criminali. «I malavitosi non hanno colore politico», precisa Pieroni, «si legano a chi che garantisce lo sviluppo del loro business nel campo edilizio». In questo caso, è l’appello degli investigatori della Dia, è indispensabile che questi strani passaggi di residenze vengano subito segnalati alle forze dell’ordine. INFORMAZIONI A SISTEMA. Ma ci sono anche altri metodi d’infiltrazione nel tessuto politico ed economico dei nostri territori. «Gli esponenti di ’ndrangheta, camorra e mafia raccolgono informazioni utili soprattutto per il loro business e lo comunicano a tutti i componenti». A volte, spiegano ancora dalla Dia di Padova, «basta un colloquio al bar o in piazza per conoscere la situazione critica di un commerciante o di un imprenditore». E in questo caso, scatta la molla: «Il passo successivo per l’affiliato è quello di presentarsi dai titolari di aziende in crisi per proporgli finanziamenti utili a risollevare la situazione della sua fabbrica o esercizio commerciale». E il gioco è fatto: «L’imprenditore», è lo scontato finale spiegano ancora dalla Dia di Padova, «entra senza neanche accorgersene in un circolo vizioso dal quale escono ben difficilmente». E il circolo vizioso vuol dire crediti a tassi di usura e mai estinti a causa delle ingiuste richieste a volte ossessionanti di chi legato alla criminalità organizzata, alla fine, può arrivare a prendere il timone in mano dell’azienda finita nel mirino delle cosche malavitose. E l’eventuale assegnazione delle Olimpiadi invernali 2026 tra Milano e Cortina non promette nulla di buono: «L’infiltrazione della mafia negli appalti è un dato acquisito. Bisognerà alzare subito le antenne per evitare la contaminazione della criminalità organizzata». COLLABORAZIONE DI TUTTI. Per evitare le infiltrazioni di mafia, camorra e ’ndrangheta, spiega il colonnello Pieroni, «serve l’impegno di tutti a partire dai cittadini. Occorre prima di tutto segnalare torti subiti, pressioni anche violente e poi mettere a sistema le informazioni raccolte sui movimenti di questi personaggi». A tal proposito, uno strumento rivelatosi particolarmente prezioso «è l’interdittiva antimafia, firmate dalla Prefettura che mette a nudo il legame di quell’azienda con il mondo della malavita organizzata». Si tratta di una cartina di tornasole utile anche agli investigatori della Dia per disegnare i legami tra le famiglie criminali, infiltratesi al nord. •

Giampaolo Chavan
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