15 ottobre 2019

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31.08.2019

Scuola, Selva di Progno non bada a spese

Uno scuolabus in partenza
Uno scuolabus in partenza

Investire sulla scuola per investire sul futuro. Non si tratta solo di garantire strutture adeguate, insegnanti e programmi didattici in grado di educare e formare i ragazzi. Significa anche assicurare tutti i servizi ausiliari all’istruzione, quelli cioè che favoriscono il funzionamento del sistema scolastico: dal trasporto alla mensa, fino al doposcuola e all’integrazione degli alunni stranieri. Ci sono Comuni, nella provincia di Verona, che a questa voce di bilancio destinano parecchie risorse. Come Selva di Progno, quasi 143mila euro in totale: che in valore assoluto non rappresenta una cifra altissima, ma considerando che i residenti sono poco più di 900, significa 156,14 euro pro capite. Dato che colloca il Comune della Lessinia all’83esimo posto nella classifica italiana, dove di Comuni ce ne sono quasi 8mila. «L’istruzione per noi è un punto fermo: per mantenere la montagna è fondamentale garantire i servizi essenziali, tra i quali rientrano anche lo scuolabus e la mensa scolastica», commenta Marco Antonio Cappelletti, sindaco di Selva dove si contano due scuole primarie, una a Selva e una a San Bortolo, che accoglie anche alunni da Campofontana e dalle contrade limitrofe, e una scuola secondaria di primo grado. Qui, dal mese prossimo, i ragazzi del tempo prolungato «potranno studiare utilizzando tablet», spiega il sindaco, «grazie a un progetto sperimentale avviato con l’istituto comprensivo di Tregnago. Abbiamo poi aumentato ulteriormente per il 2019 le risorse destinate ai servizi ausiliari all’istruzione. Credere nella scuola», sottolinea, «significa credere nel futuro dei nostri ragazzi». Sono gli enti locali a gestire e finanziare i servizi che favoriscono il funzionamento del sistema scolastico. Mentre le Regioni si occupano principalmente di fornire le linee guida da seguire, Province e Comuni organizzano i servizi a livello pratico. Rispettivamente, le Province se ne occupano per le scuole secondarie di secondo grado, mentre i Comuni per quelle primarie e secondarie di primo grado. A questo scopo gli enti locali destinano parte del proprio bilancio alla voce di spesa per «servizi ausiliari all'istruzione»: è su queste risorse che ha concentrato l’attenzione la Fondazione Openpolis, analizzando i bilanci dei Comuni relativi al 2017. In cima alla classifica di quelli Veronesi, al secondo posto, c’è Brenzone, dove la spesa pro capite è di 136,23 euro, che significa complessivamente 334mila. «Circa 140mila sono destinati al trasporto scolastico, una cifra elevata legata alle caratteristiche del territorio di Brenzone, dove le frazioni sono molte e, di conseguenza, anche i chilometri che deve percorrere lo scuolabus», elenca il sindaco Davide Benedetti, «mentre altri 83mila servono per garantire il servizio mensa per gli alunni che frequentano le scuole dell’istituto comprensivo che comprende una primaria a Brenzone e una a Malcesine, dove si trova anche la secondaria di primo grado. Nella voce rientrano anche i contributi per le attività culturali e per l’acquisto del materiale, libri compresi. Da anni Brenzone ha scelto di puntare sulla qualità, per questo abbiamo voluto una cuoca, dipendente del Comune, per la scuola dell’infanzia. Ci piacerebbe investire anche sulla qualità dei prodotti, acquistando per le mense quelli del nostro territorio». Seguono, nella classifica, Palù con 124mila euro a bilancio, cifra che, divisa per il numero di residenti, significa cento euro ad abitante destinati ai servizi per i bambini che vanno a scuola. E ancora San Mauro di Saline, con 88,81 euro pro capite e Valeggio sul Mincio, 83 euro ad abitante, quindi quasi 1,3 milioni di euro. Ci sono poi Comuni come Erbè, Brentino Belluno, Cazzano di Tramigna, Angiari, Affi, Bardolino dove alla voce «servizi ausiliari all'istruzione» sono destinati zero euro. Openpolis spiega tuttavia che spesso i Comuni non inseriscono le spese relative a un determinato ambito nella voce dedicata. E sottolinea che le amministrazioni che spendono di più sono spesso limitrofi a quelli che spendono meno: «Questo», spiega la Fondazione, «potrebbe essere dovuto a una gestione associata di alcuni servizi, come il trasporto scolastico, da parte di comuni vicini». •

Francesca Lorandi
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