21 gennaio 2020

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14.11.2019

«Pfas, bene le 210 parti civili in aula»

L’on. Francesca Businarolo
L’on. Francesca Businarolo

Pfas: un secondo processo legato alla contaminazione dell’inquinante ha preso avvio ieri in tribunale a Vicenza. Lunedì si è svolta la prima udienza del giudizio preliminare dopo la richiesta di rinvio a giudizio di tredici persone per avvelenamento delle acque e delle sostanze alimentari e disastro cosiddetto «innominato» così come previsto dall’articolo 434 del codice penale che punisce i disastri residuali cioè non previste dalle altre norme. Ieri si è aperto il processo relativo ad un’iniziativa di protesta organizzata da alcuni attivisti. Alberto Peruffo, vicentino di Montecchio Maggiore, leader storico dei no Pfas difeso dall’avvocato vicentino Edoardo Bortolotto, e Francesco Pavin, Danilo Dal Bello, Marco Urukalo ed Enrico Zulian sono stati chiamati a rispondere del reato di manifestazione non autorizzata.Il 31 ottobre 2017 hanno effettuato senza preavviso un sit-in davanti ai cancelli dell’azienda chimica «Miteni» di Trissino. L’azienda, fallita un anno fa, è considerata la fonte principale dell’inquinamento. Ieri si è svolta un’udienza «filtro» nella quale il presidente di sezione Lorenzo Miazzi ha deciso un rinvio al 24 aprile. Davanti al tribunale era presente una delegazione di attivisti, formata da una cinquantina di persone, che hanno manifestato la loro solidarietà agli imputati. BUSINAROLO. Intanto va registrato un intervento di Francesca Businarolo, deputata Cinque stelle e presidente della commissione giustizia della Camera, su quanto è avvenuto nel Palazzo di giustizia berico lunedì. In particolare, ha sottolineato l’importanza della richiesta di costituzione di parte civile deposito di 210 tra enti, persone e associazioni ambientaliste. «È molto importante la presenza della società civile nel processo ai dirigenti dell’azienda chimica di Trissino», afferma la parlamentare. «Oltre al Forum dei movimenti per l’acqua, ci sono tutti i Comuni coinvolti, circa quaranta di tre diverse province, associazioni ambientaliste, istituzioni locali e sindacati, che puntano il dito contro l’inquinamento delle acque causato da sostanze micidiali che sono assai resistenti dal punto di vista chimico», aggiunge. Una presenza così consistente della società civile nel processo sui Pfas è un dato quanto mai confortante per la responsabile della commissione giustizia della Camera. «Questo dato è significativo», conclude l’esponente del movimento Cinque stelle, «perché dimostra la maturità delle persone e degli organismi che si sono organizzati per vedere assicurato il proprio diritto alla salute; l’auspicio è che possano aver giustizia in tempi rapidi». •

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