25 giugno 2019

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15.04.2019

Mancano medici,
3 centri trasfusionali
devono chiudere

Una donazione di sangue
Una donazione di sangue

Centri trasfusionali chiusi per mancanza di medici trasfusionisti. In provincia il disagio si triplica a Villafranca, a Isola della Scala e a Caprino dove i centri in cui si effettua la donazione del sangue, collocati nelle tre strutture ospedaliere, sono stati chiusi questa settimana e non si sa quando riapriranno.

Di conseguenza i donatori vengono dirottati dagli operatori telefonici, che organizzano i calendari delle donazioni, verso Bussolengo e Borgo Roma dove il servizio trasfusionale è aperto tutti i giorni.

Ma i disagi non sono pochi: la donazione ora si effettua prenotando. Se un donatore ha già fissato l’appuntamento deve essere richiamato e deve riprogrammare la donazione. Se deve ancora prenotare, deve fissare l’operazione in un centro più lontano. È accaduto a un cittadino di Nogarole Rocca che non potendo recarsi a Isola della Scala o a Villafranca, essendo chiusi i centri, e per non andare a Borgo Roma, dove vengono convogliati i donatori del Sud Ovest e si deve attendere, ha preferito prenotarsi a Nogara, facendo quindi 46 chilometri, andata e ritorno.

La chiusura dei centri rallenta un’attività preziosa che deve essere agevolata, anziché ostacolata. Associazioni e istituzioni sono al corrente della situazione da tempo perché è legata alla carenza di medici: se vengono a mancare i trasfusionisti temporaneamente - in caso di malattia o di gravidanza - o in via permanente - in seguito alla pensione - non sono rimpiazzati. Così i centri meno strutturati, che aprono per un giorno o due la settimana (articolo sotto), fermano l’attività finché non si trova un medico disponibile. Capita anche a Zevio o a Bovolone, come raccontano i donatori.

«Il coordinamento manda un dottore per quell’unico giorno fissato, ma se il medico non è disponibile, si chiude», spiegano. E così i centri più grandi si affollano e per i donatori iniziano le trasferte. È un fenomeno che in questi mesi si fa sentire spesso tanto che ne ha parlato l’Avis provinciale, presieduta da Michela Maggiolo, durante una sua recente assemblea riferendolo poi al sottosegretario alla Salute Luca Coletto, veronese e già assessore regionale alla sanità. Al tema si è accennato anche all’assemblea regionale Avis di sabato.

Anche la Fidas conferma la situazione: «È una questione contingente dell’Ulss dovuta alla carenza di medici trasfusionisti. Attendiamo fiduciosi i bandi per le assunzioni dei medici che dovrebbero essere imminenti», spiega Chiara Donadelli, presidente della Fidas provinciale di Verona. «In settimana sarà indetto un concorso per medico trasfusionista e dovrebbe arrivare a breve anche quello per il primariato di Bussolengo. Abbiamo fiducia, anche perché la chiusura di un centro è sempre spiacevole. Se accade all’improvviso occorre richiamare il donatore e riprogrammare la donazione». Con l’apertura del nuovo ospedale di Villafranca, inoltre, ci si aspetta che il centro trasfusionale a tempo pieno sia garantito anche qui, come ha auspicato pochi giorni fa il presidente del consiglio comunale della città, Lucio Cordioli, che è anche medico di base. Donadelli, però, getta acqua sul fuoco: «Il nostro territorio garantisce molte aperture dei centri trasfusionali e incontriamo sempre la disponibilità totale dei medici perché sanno che quando un centro è chiuso devono lavorare di più, e fanno davvero gli straordinari per accoglierci». Ma il problema non riguarda solo le donazioni, ma soprattutto chi riceve il sangue che è la persona più bisognosa. La funzione del donatore è indispensabile perché l’esigenza di sangue è continua: «Come provincia non siamo autosufficienti per quanto riguarda le sacche di sangue perché abbiamo molti ospedali», spiega Donadelli. Le donazioni tra marzo e aprile sono andate bene. Ogni anno Fidas e Avis superano complessivamente le trentamila donazioni.

Ma il lavoro continua per cercare nuovi volontari: «Nel 2018», conclude la presidente, «abbiamo superato i mille nuovi iscritti. Lavoriamo molto nelle scuole e con i cosiddetti dormienti: chi ha effettuato una sola donazione o che non dona da tanto». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

 

I CENTRI PER DONARE

Il servizio per la donazione del sangue si effettua tutti i giorni, eccetto che per una decina di festivi l’anno, nei centri trasfusionali di Borgo Trento e di Borgo Roma (escluse qui alcune domeniche) e all’Orlandi di Bussolengo. A Negrar l’attività è aperta dal lunedì al venerdì e ogni seconda domenica del mese; a San Bonifacio e a Legnago dal lunedì al sabato e l’ultima domenica del mese. Negli altri centri si lavora in alcuni giorni della settimana. A Zevio martedì e venerdì e la seconda domenica del mese; a Villafranca, il sabato e ogni secondo mercoledì del mese; a Tregnago, il secondo e quarto venerdì del mese, eccetto nei mesi di luglio e agosto; a Isola della Scala, il venerdì; a Bovolone, lunedì e giovedì, la prima domenica del mese e il terzo sabato del mese; a Caprino il giovedì e l’ultimo sabato del mese; a Nogara il mercoledì e il venerdì e due domenica l’anno; a Cologna Veneta, tutti i venerdì purché non siano festivi; a Malcesine solo il secondo martedì del mese. Le fasce orarie variano nell’arco temporale tra le 8 e le 11. La donazione richiede circa 10 minuti e tra visita prima del prelievo e operazioni di trasfusione, il donatore impiega circa mezzora. Se si fa plasmaferesi i tempi si dilatano un po’. Si può donare il sangue ogni 90 giorni e ogni 45 giorni il plasma. Un bravo donatore effettua quindi anche quattro donazioni l’anno. M.V.A.

Maria Vittoria Adami
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