25 agosto 2019

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07.07.2019

Lyoness, primi esposti. Chiesti rimborsi da due milioni di euro

Sulla questione Lyoness è già intervenuta l'Agcom
Sulla questione Lyoness è già intervenuta l'Agcom

 Una serie di iniziative legali è stata avviata contro Lyoness Italia, la srl con sede a San Martino Buon Albergo che è conosciuta anche come la «comunità per lo shopping».

Si tratta di una realtà che ha importato in Italia un modello di reclutamento di tesserati, già attivo in altri paesi, basato sulla possibilità di ottenere sconti su acquisti in aziende convenzionate ma, soprattutto, sul continuo reclutamento del numero degli aderenti a questa comunità di shopping.

Duecentoquarantuno persone da tutta Italia, aderenti alla proposta di Lyoness Italia, si sono rivolte qualche tempo fa allo studio legale 3A-Valore di Mestre, con lo scopo di recuperare somme per un totale di 1.815.000 euro, investite da chi ha aderito al progetto della società di San Martino Buon Albergo, avviando così una class action.  A Verona, è arrivata anche la prima citazione a giudizio. L’Autorità del garante per la concorrenza ha inflitto una sanzione di 3,2 milioni alla società. In quella decisione, viene evidenziato come «il sistema di promozione utilizzato per diffondere fra i consumatori una formula di acquisto di beni con cashback (ovvero con la restituzione di una percentuale del denaro speso con gli esercenti convenzionati) è scorretto». Questo metodo, sostengono i garanti del commercio, «integra un sistema dalle caratteristiche piramidali, fattispecie annoverata dal Codice del Consumo tra le pratiche commerciali in ogni caso ingannevoli».

 

GUADAGNA SOLO CHI STA IN CIMA

E cosa si intende per sistema piramidale? «In pratica», riporta ancora il comunicato dello studio legale, «il cosiddetto Schema Ponzi permette ai primi che iniziano la catena di ottenere elevati ritorni economici ma impone ai successivi subentrati di coinvolgere altre persone o investire sempre maggiori somme di danaro per avere un effettivo riscontro. Il risultato, infatti, è che i guadagni degli affiliati derivano quasi esclusivamente dalle quote pagate dai nuovi investitori o dagli stessi affiliati e non da attività produttive».

 

Luca Fiorin
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